Un colloquio intercettato in carcere. La voce è quella di uno dei boss più sanguinari del Vibonese, Pantaleone Mancuso, alias "Scarpuni", esponente di spicco dell'omonima cosca di Limbadi, che sta scontando in regime di 41 bis una serie di condanne. Per gli inquirenti che quel colloquio lo hanno ascoltato e analizzato non ci sono dubbi: parlando con i suoi familiari, il boss si rivolge con astio verso una donna e quella donna - secondo l'accusa - altro non è che Marisa Manzini, l'ex pm della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro che ha firmato alcune delle più importanti inchieste sulla 'ndrangheta vibonese e che già nel recente passato era stata minacciata dall'imputato nel corso di un'udienza del processo "Black Money" contro i Mancuso di Limbadi. Il particolare è emerso dinnanzi al Tribunale di Salerno dove si è celebrata la prima udienza del processo a carico di Pantaleone Mancuso, imputato proprio per "oltraggio a magistrato in pubblica udienza".




A riferire sull'ultimo episodio avvenuto in carcere, è stato un investigatore della Squadra Mobile di Vibo che su delega della Procura distrettuale di Salerno ha riesaminato il colloquio tra Pantaleone Mancuso e i suoi familiari. Dalle domande poste al testimone è emerso che il boss avrebbe nuovamente inveito contro Marisa Manzini e, allo stesso tempo, contro un non meglio specificato "drogato" successivamente identificato nel pentito di 'ndrangheta Andrea Mantella. Vicende - ricorda la Gazzetta del Sud nell'edizione odierna - che riportano all'ormai famosa udienza celebrata nell'aula bunker del Tribunale di Vibo il 10 ottobre del 2016 quando Pantaleone Mancuso collegato in videoconferenza si rese protagonista di una serie di insulti e minacce nei confronti del magistrato che nel processo Black Money sosteneva la pubblica accusa. Oggi Marisa Manzini è in servizio alla Commissione parlamentare antimafia.