Tribunale calabrese nega estradizione di cittadino curdo in Turchia
La Corte d’Appello di Catanzaro con una sentenza del 27 settembre ha rigettato la richiesta di estradizione, avanzata dal governo della Turchia nei confronti di T.M., cittadino turco di etnia curda, per il rischio concreto che lo stesso possa essere sottoposto a trattamenti inumani e degradanti nelle carceri turche. Con questa importante pronuncia, nonostante la requisitoria favorevole alla richiesta di estradizione, avanzata dalla Procura Generale, la Corte ha inteso accogliere le conclusioni formulate dall’ avvocato Gianluca De Vito, difensore dell’imputato. La difesa ha evidenziato come sussista la condizione ostativa alla concessione dell’estradizone (art. 698 co. 1. C.p.p.) poiché l’imputato, di etnia curda, avrebbe concretamente rischiato di subire la violazione di diritti fondamentali in virtù del fatto che la Turchia, pur facendo parte della Convenzione Europea dei diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali del 1950, nel 2016 abbia comunicato di sospendere la sua applicazione e quella del Patto Internazionale dell’ONU sui Diritti Civili e Politici del 1966.
Inoltre secondo i recenti rapporti di Amnesty International, Human Rights Watch nonché del Dipartimento di Stato Americano, vi sarebbero ancora molteplici falle nel sistema giudiziario e nel tessuto politico-sociale della Turchia, concernenti soprattutto l’abuso dei diritti umani, la repressione del dissenso, l’abuso di potere statale, la libertà di espressione e di riunione nonché abuso di maltrattamenti e condizioni di carcerazione inumane e degradanti sotto la custodia della polizia. In questo contesto, si inseriscono, appunto, innumerevoli condanne alla Turchia da parte della Corte europea per i diritti dell’uomo. Proprio per tali motivi la Corte d’Appello di Catanzaro ha negato l’estradizione in Turchia dell’imputato.
