«Se tuo figlio continua a infastidire o anche solo guardare mia figlia, ti faccio del male». Parole taglienti, un avvertimento dal tenore inequivocabile pronunciato da un uomo di 47 anni e rivolto a una madre già stremata. Non è, purtroppo, l’atto isolato di un genitore protettivo, ma l'ennesimo tassello di una vicenda molto più complessa e dolorosa, che ha trasformato un adolescente in un bersaglio, prima tra i banchi e poi fuori dalle aule scolastiche.

Il figlio della donna, appena 14 anni, è da tempo al centro di un incubo fatto di insulti e pressioni psicologiche. Secondo l’accusa, il ragazzo sarebbe vittima di un costante stillicidio da parte di alcuni compagni, un calvario che durerebbe da due anni. Un periodo durante il quale, nonostante le ripetute segnalazioni della famiglia, docenti e vertici dell'istituto non avrebbero messo in campo alcun intervento risolutivo.

La tensione, che covava da tempo, è esplosa drammaticamente lo scorso 26 febbraio. Secondo la ricostruzione, il 14enne sarebbe stato fisicamente aggredito da un compagno nei corridoi della scuola. L’esito dell’episodio è stato una contusione alla spalla, che ha richiesto cinque giorni di prognosi, ma soprattutto un profondo trauma psicologico. A rendere il clima ancora più insopportabile, secondo il racconto della madre, sarebbe stata la reazione degli adulti: non solo la scuola avrebbe omesso di ricostruire correttamente i fatti, ma un’insegnante avrebbe addirittura minimizzato quanto accaduto, riservando al giovane vittima una nota disciplinare.

Di fronte a questo muro di silenzio e inazione, la famiglia ha deciso di non restare a guardare. Attraverso il proprio legale, l’avvocato Antonello Talerico, è stata depositata una denuncia presso la Procura di Catanzaro, con la richiesta formale di accertare le responsabilità di studenti, docenti e dirigente scolastico. L’atto mira a fare chiarezza su ogni aspetto della vicenda: dall’acquisizione della documentazione scolastica alla verifica dei filmati della sorveglianza, fino all’audizione protetta del minore e degli altri compagni.

Il tentativo della madre di proteggere il figlio e le denunce presentate hanno innescato una reazione violenta. Il 47enne citato in apertura, padre di una compagna dello studente, ha risposto con minacce pesantissime, che gli sono valse il rinvio a giudizio. La donna, vittima a sua volta dell'intimidazione, si è costituita parte civile. Il procedimento approderà nuovamente in aula il prossimo 21 settembre 2026, davanti al giudice Ferraioli, che dovrà fare luce su una vicenda dove il confine tra protezione dei figli e condotte penalmente rilevanti è stato tragicamente superato.