Gestione Valentianum, l'assessore Cutrì rischia l'esonero. Ma l'interessato: "Non mi dimetto"
In mattinata vi sarebbe stato il chiarimento tra il titolare della delega ai Fondi europei e il sindaco di Vibo Valentia Elio Costa che sembrava intenzionato a sostituirlo.
“Io non mi dimetto perchè ho la coscienza pulita. Se il sindaco intende cacciarmi dalla giunta lo faccia pure, negandomi la fiducia”. L'assessore ai Fondi europei ed alle Politiche giovanili del Comune di Vibo, Bruno Cutrì, smentisce a Zoom24.it il rincorrersi di voci su un suo possibile addio all’esecutivo Costa. E lo fa nelle stesse ore in cui i rapporti con il primo cittadino sembrano tornare distesi, dopo un muro contro muro durato qualche settimana. Dietro l'attrito, al di là delle tensioni con l'apparato burocratico che si protraggono da almeno “tre mesi”, vi sarebbe una sorta di conflitto di interessi (a quanto pare già chiarito), scoperto dal sindaco nelle ultime settimane del 2015.

Il pomo della discordia. Costa sarebbe venuto a sapere che nello studio di Cutrì continua ad essere ospitata l'associazione Zaleuco il cui presidente è l'ex senatore Saverio Di Bella. Della stessa associazione, oltre che di “Libera” Vibo, l'assessore ai Fondi comunitari era stato responsabile tecnico fino allo scorso 9 luglio quando, a pochi giorni dalla nomina in giunta, aveva presentato le dimissioni. Decisione di cui Cutrì ha reso partecipe il sindaco solo a seguito del “richiamo” del 29 dicembre scorso.
Oggetto della controversia, il Pon sicurezza per la gestione dell'auditorium Valentianum. Dopo anni, l’ente era arrivato nei mesi scorsi alla manifestazione d'interesse alla quale aveva partecipato solo la Lelat di Messina - di cui è primo attore la moglie dell'ex senatore Di Bella, presidente di Zaleuco – e, abbastanza misteriosamente, non altre associazioni del territorio. Per mostrare la propria "buona fede", l'assessore ha ripercorso per intero l'iter del finanziamento a partire dal 2006-2007 quando la Prefettura “chiese a don Peppino Fiorillo – ha evidenziato Cutrì - di farsi promotore per imbastire un progetto. Esisteva allora un finanziamento di 800mila euro ristagnato per anni in Comune. Libera aveva chiesto all'assessore alle Politiche sociali del tempo di fare una manifestazione d'interesse. In realtà, continuava a non succedere quasi nulla".

La ripartenza dell'iter. "Arrivato al Comune e dopo essermi dimesso da Libera e da Zaleuco – ha puntualizzato l'assessore Cutrì - ho sollecitato l'attuale titolare della delega alle Politiche sociali di riprendere il discorso. Giunti finalmente alla manifestazione d'interesse, a partecipare, come già detto, era stata esclusivamente la Lelat della moglie dell'ex senatore Di Bella, non Libera, né Zaleuco, tantomeno l'associazione antiracket, riqualificata in maniera impropria solo successivamente dall’attuale primo cittadino”. Da qui i sospetti su un presunto "inciucio" di Cutrì con la famiglia dell'ex parlamentare Di Bella e lo strano evolversi di una "telenovela" giunta a conclusione nella tarda mattinata odierna, quando Elio Costa e Bruno Cutrì si sono rivisti ed hanno convenuto di evitare la separazione. Non solo, quindi, sono state smentite le dimissioni, ma è stato scongiurato pure quello che era ormai un probabile "licenziamento".
Fin qui la vicenda-chiave nell'ambito di uno sfogo ben più ampio. Cutrì ha vuotato il sacco su una serie di altre questioni, mettendo decisamente alla berlina l'apparato amministrativo del Comune e una gestione dei servizi, stando alle sue parole, definita “tutt'altro che trasparente”.
I nodi al pettine. La riflessione dell'assessore “riabilitato” ha fatto da preludio ad una serie di dettagli per certi aspetti inquietanti: “La mia storia - ha rammentato Cutrì - dice che per essermi da sempre opposto alle illegalità l'ho pagata cara. Negli anni passati ho dovuto approfondire questioni delicate inerenti i fondi europei e nazionali mal spesi. E ho messo questa esperienza a disposizione del Comune, ma non è stato gradito da tantissimi il fatto che io riportassi alla legalità dei comportamenti tutti i soggetti della struttura burocratica”.

Il rifiuto della gestione. “Il sindaco – ha sottolineato ancora – forse si aspettava cose che non ho inteso fare. In primo luogo non mi sono voluto occupare della gestione amministrativa perchè fortemente compromessa dalla burocrazia. Avrei potuto gestire da me, soltanto se vi fosse stata chiarezza nella progettualità, nell'esecuzione e nel controllo. Non sono uno di quelli che firmano tanto per firmare. Peraltro, quando mancano le carte è difficile occuparsi con successo dei problemi. E a me mancava la documentazione di riferimento ai progetti europei che non era stata acquisita a pieno dal Comune. Ad avercela in mano sono infatti i gestori esterni, individuati attraverso una selezione sui siti internet dedicati” .
Le “colpe” dell'apparato. Svariati gli esempi di inefficienza e di inefficacia della burocrazia di palazzo Luigi Razza. “La rete informatica e telematica dell'ente – ha spiegato ancora l'assessore - viene gestita dall'esterno con “nomi-dominio” delle software house. I dati sono in mano a soggetti terzi. I server non sono in sicurezza. Anche su questo mi sono scontrato con il dirigente e l'apparato, quando ho riscontrato l'esistenza di contratti programmati e gestiti male, fonte di sprechi e con risultati non accettabili”. Poi l'assessore Cutrì ha sbottato: “Io sono venuto a fare il professionista, non ad avallare spese senza risultati, per via di una serie di conflitti interni ed esterni con gli operatori del settore”.

Benzina sul fuoco. “Ogni software house – ha attaccato - porta i dati dove vuole, dati dei quali noi non abbiamo il controllo interno, che sono amministrati da soggetti imparentati con membri dell'apparato burocratico. E non mi faccia andare oltre”. Addirittura, “la Procura non riesce ad accedere al sistema anagrafico perchè il Comune non paga l'abbonamento scaduto nel febbraio del 2015”. Insomma, “un sistema letteralmente fuori-controllo”. Pesanti le considerazioni su ambiti specifici: “La telematica –ha proseguito l'assessore – è artatamente nelle mani di gestori esterni. Su questo io ho anche relazionato al prefetto e da allora sono stato considerato un rompiscatole. Ne è derivato uno scontro feroce con il nuovo segretario, il cui arrivo ha sfaldato il mio gruppo di lavoro, oltre che con la dirigente”. (Si intende Adriana Teti).
Al vetriolo le conclusioni. “In questa città –ha chiosato il professionista – c'è una lucidissima politica di sottosviluppo programmato. Se gli apparati informatici e telematici non funzionano, voglio puntualizzare che non si tratta di un problema tecnico ma organizzativo. C'è chi pretende a priori che dei tributi, come di altri settori, non si sappia nulla”. Il tutto, in barba a tutte le promesse di rinnovamento e alle rivoluzioni annunciate da una politica piegata sulle proprie ginocchia.
