Attentato a Iannello, la voce di Libritalia: «Vibo è stanca, non accetteremo più di vivere con il fiato corto»
L’editore Enrico Buonanno si schiera al fianco del presidente del consiglio comunale: «La violenza è il linguaggio di chi non ha argomenti, noi scegliamo la luce»

Non solo la politica, ma anche il mondo della cultura e dell'editoria vibonese alza la voce contro l'oscuro attentato che ha colpito l'auto di Antonio Iannello. In un territorio che cerca riscatto attraverso la forza delle idee e dei libri, il messaggio di Enrico Buonanno, editore di Libritalia, risuona come un manifesto di resistenza civile e amore per la propria città.
Buonanno e tutto lo staff di Libritalia esprimono piena vicinanza al presidente Iannello, analizzando con lucidità il significato profondo di un simile atto intimidatorio: «L’editore Buonanno e tutto lo staff di Libritalia esprimono la loro piena vicinanza al presidente del Consiglio comunale di Vibo Valentia Antonio Iannello, colpito da un gravissimo atto intimidatorio. Quando viene preso di mira un uomo delle istituzioni, non si tenta di colpire una persona sola: si prova a intimidire un’intera comunità. Si prova a dire che comandano ancora la paura, il silenzio, l’ombra».
Il messaggio dell'editore si fa poi portavoce di un sentimento diffuso tra la cittadinanza, stanca di logiche criminali e zone d'ombra. Un richiamo alla dignità e alla chiarezza che non lascia spazio a interpretazioni: «Ma Vibo è stanca. I cittadini vibonesi non sopportano più il puzzo del compromesso, delle ambiguità, dei “facciamo finta di niente”. Vogliono aria pulita, parole chiare, schiene dritte. La violenza è il linguaggio di chi non ha argomenti. L’intimidazione è l’ultima arma di chi teme la luce».
In chiusura, Libritalia ribadisce la propria missione, che va oltre la semplice pubblicazione di volumi per farsi presidio di legalità nel cuore del vibonese: «Libritalia sceglie da che parte stare. Senza sfumature. Dalla parte della legalità, della trasparenza, di chi non arretra. Perché Vibo deve respirare. E non accetterà più di vivere con il fiato corto».
