Il coordinatore provinciale Vincenzo Insardà e gli altri dirigenti forse non si sono accorti che non ho neppure rinnovato la tessera

"I dirigenti del Partito Democratico vibonese, non si accorgono evidentemente di sfiorare il ridicolo con alcune loro recenti prese di posizione. Esse infatti, oltre ad essere palesemente strumentali (si tenta disperatamente di nascondere le proprie responsabilità in merito all’ultima a débâcle elettorale), sono letteralmente basate sul nulla. Mi riferisco all’affermata volontà, variamente ribadita sulla stampa a cominciare dal segretario provinciale Insardà, di espellere dal partito il sottoscritto con l’accusa di aver remato contro, Per costoro infatti la perdita del collegio, con la sonora sconfitta dell’ormai ex on. Censore, è tutta da addebitarsi a mie presunte responsabilità, e cioè al mio presunto disimpegno elettorale. Il tutto sulla base di una foto, nella quale sono ritratto insieme al candidato del centrodestra, oggi sen. Giuseppe Mangialavori, riguardo alla quale devo sottolineare che si trattava di un gesto di pura cortesia personale: l’ho incontrato per strada a Roma e, da persona educata quale sono, ho ritenuto giusto salutare un vibonese come me". Esordisce così in una lunghissima nota l'ex presidente della Provincia Francesco De Nisi, sorpreso insieme al neo-senatore Giuseppe Mangialavori.  

"Lasciando comunque tale circostanza alle meschine malignità di chi ne ha voluto fare la “pietra dello scandalo” -ha detto De Nisi - faccio notare ai dirigenti del Pd che si espelle dal partito qualcuno che ad esso sia iscritto. E’ bene qui ricordare al distratto segretario provinciale Insardà e ai suoi sodali, visto che evidentemente non ne sono informati, che il sottoscritto non è più iscritto al partito da oltre due anni. Infatti non ho più rinnovato la tessera dopo il congresso balneare del luglio 2016, un congresso senza regole, convocato e celebrato nel giro di una decina di giorni: prima venne selezionato il tesseramento, da cui vennero esclusi buona parte degli iscritti della provincia ritenuti non “omogenei” al gruppo dirigente che fa capo all’ex onorevole Censore, e poi venne eletto un segretario precostituito (Insardà appunto). Dopo quel congresso-farsa tanti militanti e simpatizzanti soprattutto della provincia, ed io tra loro, non hanno rinnovato la tessera. Evidentemente Insardà non si è accorto che da due anni non ho più partecipato, né sono stato invitato perché non iscritto, ad alcun evento o iniziativa del partito".

"Non posso poi non sottolineare  - ha proseguito - l’involontaria comicità di una commissione di garanzia del Pd presieduta da tale Rizzo Sergio, che da consigliere provinciale eletto a suo tempo nelle fila del Pd ha cambiato cinque volte partito nell’arco di una consiliatura. E che, soprattutto, alle ultime elezioni non ha nemmeno votato Pd ma ha supportato la lista “Insieme” dell’allora ministra Lorenzin. Mi ha dunque sorpreso non poco il loro strombazzato annuncio di volermi espellere da un partito del quale da due anni non faccio più parte. Un vero e proprio paradosso, un ridicolo e penoso paradosso. Un provvedimento, dunque, basato sul nulla che discende da motivazioni non difficili da intuire. Infatti, oltre che alla volontà di emarginare sempre più un possibile (e da loro temuto) concorrente, tale annunciata decisione ha anche un sapore palesemente strumentale. Risponde cioè anche ad un altro obiettivo, tanto scoperto quanto disperato: nascondere le precise responsabilità dell’attuale gruppo dirigente del Pd al quale, invece, va addebitata per intero la débâcle del partito e di Censore".

"Analizzando i dati elettorali - ha sottolineato De Nisi - si vede infatti che Censore, deputato uscente, è stato sconfitto proprio nella sua roccaforte serrese, e altrettanto è avvenuto per il suo aspirante delfino Mirabello, consigliere regionale in carica, risultato addirittura terzo nel suo comune di Ricadi. Invece di tentare una caccia alle streghe, su questo gli interessati e gli altri dirigenti del Pd si dovrebbero interrogare. Ciò però comporterebbe un’analisi seria ed impietosa, che potrebbe pregiudicare consolidate posizioni di potere. Meglio allora additare un “nemico”, un “reprobo”, sul quale scaricare responsabilità che invece sono tutte loro. Nella speranza che l’opinione pubblica veda in questo un segno di vitalità del partito, speranza vana dal momento che la gente non è affatto sprovveduta, come essi mostrano di pensare. La gente si aspettava invece che essi cogliessero l’occasione per fare una seria riflessione sulla pesante sconfitta, che discende dalla sonora bocciatura della classe dirigente e istituzionale del Pd. Un partito che continua ad allontanarsi dai cittadini, e la penosa riunione dell’altra sera ne è una prova evidente: un’assemblea che doveva essere molto affollata si è ridotta ad un incontro con pochi intimi, una trentina di persone in tutto, per eleggere presidente del partito una persona sicuramente per bene ma dai trascorsi politici quanto meno variegati, con militanza in vari partiti. Ma questo riguarda dirigenti e iscritti (sempre più ridotti) del Pd".

"In conclusione, ribadisco che, per i motivi incontrovertibili testé elencati, la mia annunciata espulsione è un provvedimento basato sul nulla e dettato dalla volontà di eliminare un possibile concorrente alle prossime elezioni regionali. Vorrei in proposito tranquillizzare l’ex deputato Censore e il consigliere Mirabello. Dico loro di stare sereni perché il posto in lista se lo contenderanno tra loro, io infatti non metterò certo la mia faccia con un partito che in questi anni si è occupato solo di organigrammi di potere e non dei problemi della gente".