Il decesso del boss mafioso Bernardo Pace, trovato senza vita nella sua cella al carcere delle Vallette lo scorso 16 marzo, continua a sollevare interrogativi inquietanti. Un "suicidio" che molti, tra inquirenti e politici, faticano a considerare un gesto volontario lineare, soprattutto alla luce del percorso di collaborazione intrapreso dall'uomo poche settimane prima di morire.

Il 62enne, condannato a 14 anni per l'alleanza tra Cosa Nostra, 'ndrangheta e camorra, è stato rinvenuto con uno spesso cavo d'acciaio stretto attorno al collo. Pace era un detenuto "eccellente": aveva iniziato a fare nomi e cognomi di esponenti politici collusi con la criminalità organizzata davanti ai magistrati di Milano, che lo avevano già sentito due volte. La Procura di Torino, con il procuratore aggiunto Roberto Sparagna e la pm Laura Longo, ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio per chiarire se qualcuno possa aver spinto o aiutato il boss a togliersi la vita proprio nel momento in cui i suoi verbali stavano diventando esplosivi.

Nella giornata di oggi, 1 aprile, una delegazione del Partito Democratico composta dai senatori Walter Verini e Andrea Giorgis, insieme a Davide Mattiello, ha effettuato un'ispezione all'interno del penitenziario torinese. «Un detenuto che inizia a collaborare deve essere tutelato in ogni modo possibile», ha dichiarato Verini all'uscita, sottolineando come la morte di Pace rappresenti una falla nel sistema di protezione dei testimoni. Intanto, la Commissione parlamentare Antimafia ha già richiesto l'audizione degli inquirenti torinesi.

La visita dei parlamentari ha acceso i riflettori anche sulle condizioni critiche delle Vallette. Sebbene la cella di Pace sia sotto sequestro, la delegazione ha visionato i locali adiacenti, denunciando una situazione di degrado strutturale e una cronica carenza di organico. «Mancano 200 agenti di polizia penitenziaria», ha rimarcato Andrea Giorgis, evidenziando come la sicurezza in un carcere così complesso sia ormai ai minimi termini. A Milano, dove Pace stava svelando i retroscena dei patti tra le mafie, lo scetticismo sull'ipotesi del suicidio resta altissimo. Pace era malato di cancro e sperava nella scarcerazione per motivi di salute, ma il tempismo della sua morte — subito dopo aver puntato il dito contro i "colletti bianchi" — alimenta sospetti di ritorsioni o silenzi imposti. Le indagini ora si concentrano sul personale in servizio quella notte e sui risultati dell'autopsia, nel tentativo di dare un senso a una morte che rischia di seppellire con sé segreti pesantissimi.