Imprenditore carbonizzato a Torino: aveva testimoniato a Vibo contro i Mancuso
Secondo gli inquirenti si tratterebbe di un suicidio, ma nessuna pista viene al momento esclusa. La deposizione era avvenuta nel dibattimento Black money in corso a Vibo
E' morto carbonizzato la scorsa notte nel rogo della sua auto avvolta dalle fiamme a Sant'Antonino di Susa, nel Torinese Mauro Coletto, imprenditore cinquantunenne di Moncalieri. Probabilmente si è trattato di un gesto estremo. Forse un suicidio provocato dalle difficoltà che la vittima stava avendo nella famiglia e sul lavoro. La moglie avrebbe asserito che ultimamente "era depresso".

L'altra pista. Ma la Procura di Torino e i carabinieri vogliono vederci chiaro: il pm Antonio Rinaudo ha aperto un fascicolo per omicidio e nelle prossime ore il medico legale Roberto Testi eseguirà l'autopsia.
La testimonianza. Coletto, infatti, aveva gestito in passato un agriturismo in provincia di Vibo Valentia e aveva testimoniato per la difesa in un processo contro alcuni esponenti delle cosche. Nella sua deposizione, la scorsa estate, aveva spiegato tra le altre cose di aver avuto al momento della vendita del villaggio "l'Agrumeto" di Capo Vaticano, alcuni rapporti con diversi operatori turistici. In particolare con Agostino Papaianni, attualmente in carcere nell'ambito dell'operazione Black money e ritenuto dagli inquirenti uomo di riferimento del clan Mancuso nel centro turistico del Vbonese. Da quanto era emerso, lo stesso Papaianni si era recato a Torino per trattare "l'Agrumeto". Dettaglio spiegato in aula da Coletto durante la sua deposizione. Alla fine, tuttavia, la struttura è stata ceduta alla famiglia La Sorba, operatori turistici ben noti all'imprenditore piemontese.

I dubbi del pm. L'udienza aveva avuto luogo lo scorso 26 giugno. Al testimone erano state poste dal pm Marisa Manzini alcune domande . Il dubbio era legato al fatto che la cessione del villaggio potesse essere legata a pressioni della criminalità organizzata. In tal senso, dall'uomo ritrovato nelle scorse ore carbonizzato, non sono mai arrivate conferme. Probabilmente è proprio questo il filone d'indagine che al momento manca alla Procura piemontese e sulla quale nei prossimi giorni potrebbero intensificarsi i rapporti tra la Distretturale di Catanzaro e gli uffici giudiziari torinesi.

Due ragazze avrebbero inoltre asserito di aver visto delle ombre vicino all'auto in fiamme. Forse abbastanza per i magistrati per proseguire gli accertamenti sul corpo carbonizzato dell'uomo, ritrovato dai vigili del fuoco su segnalazione di alcuni passanti che avevano visto un'auto in fiamme.
