La comunità miletese delle Suore di “Santa Giovanna Antida Thouret” non esiste più. Ma di questo luogo dello spirito sopravvive nelle memoria collettiva il ricordo di una stagione sana e feconda

di VINCENZO VARONE


L’anno era il 1962. Il mese era quello di marzo abituato come al suo soliTo ad emettere con insistenza e con soavità palpitante i primi vagiti primaverili che da che mondo e mondo riescono a far pulsare il cuore incessantemente ad ogni età. Il tempo era quello della Quaresima che precede la Pasqua. La città era Mileto. Il luogo era l’asilo delle comunità della Suore della Carità “Santa Giovanna Antida Thouret” per anni punto di riferimento e di ristoro dell’anima di tante generazioni di miletesi. I protagonisti un gruppo di ragazzi, classe 1956, compresi quelli di qualche anno più avanti, e un gruppo di suore mai dimenticate che vissero la giovinezza e il sogno della vocazione tra i venti di una guerra assurda in un’Italia devastata e in ginocchio e un dopo segnato dalle privazioni, dalla povertà ma anche dalla voglia di rinascita di una generazione forgiata dalle intemperie del mondo e pronta, quindi, ad affrontare qualsiasi tipo di sfida.

Quella Quaresima di tanti anni fa. E fu proprio in un giorno di quel mese di marzo di tanti anni fa che una delle suore informò noi bambini con voce lieve che era giunta la Quaresima e che, pertanto, ognuno di noi avrebbe dovuto recitare qualche preghiera in più. La stessa ci illustrò anche se la cosa non riguardava noi bambini, le modalità del digiuno e in particolare l’astinenza dalla carne il venerdì. Io chiesi se si poteva fare un’eccezione con la mortadella alla quale proprio non riuscivo a rinunciare e la suora con un sorriso pieno di comprensione mi rispose che anche la mortadella, alla cui delizia io proprio non riuscivo a rinunciare, rientrava tra i prodotti di cui bisognava privarsi in quanto era un salume a base di carne suina, ma che comunque da grande l’avrei capito da solo. Altri tempi. Altri suoni. Altri odori. Quella Mileto oggi non esiste più, travolta dai tempi, dalla fretta. Anche la Comunità delle Suore di “Santa Giovanna Antida Thouret” di Mileto non esiste più. Ma di questo luogo dello spirito, che è stato anche e soprattutto una palestra di formazione, sopravvive nelle memora collettiva di tante generazioni nitido il ricordo di una stagione sana e feconda.


Calo di vocazioni e chiusura. “La struttura religiosa cessa – queste furono le motivazioni offerte a suo tempo dalla Casa provinciale dell’ordine Regina Coeli che ha sede a Napoli - per il calo di vocazioni e per la veneranda età delle tre suore che attualmente prestano la loro attività all’interno della comunità”. Una comunicazione di sole poche righe che chiuse di fatto una delle pagine più belle della Mileto religiosa e romantica legata alle sue tradizioni, allo spirito di sacrificio della sua gente e alla sua storia fatta anche di impegno sociale su diversi fronti
Dal 2013 anno della chiusura dell’asilo, anche se ormai la Casa delle suore aveva praticamente cessato quasi tutte le sue attività principali ,l’ex capitale normanna ne sente la mancanza. Il motivo è presto detto. Diverse generazioni di miletesi e non solo si sono formate nell’asilo e nelle scuole elementari della comunità religiosa che sono rimaste attive fino ad alcuni anni fa; centinaia di ragazze hanno imparato in quelle stanze che odoravano di incenso e di lavanda l’arte del ricamo, sotto la sapiente guida di Suor Leontina. Le ultime della comunità a lasciare, prima del definitivo rompete le righe sono state Suor Oldegonda, che è stata la madre superiora negli ultimi anni di attività, Suor Anna e la stessa Suor Leontina.

Che ricordi. Nel 2010, avendo io avuto un ruolo istituzionale ebbi modo di compiere una visita in quella mia veste alle ultime suore rimaste. Per me fu un momento bellissimo in quanto rivedendo quei luoghi a distanza di quasi cinquant’anni, risentii forte l’odore della mia infanzia il vociare di tanti miei ex compagni dell’asilo e dei primi due anni delle elementari. Provai in quei momenti particolari un misto di nostalgia e di gioia antica. Le suore quel pomeriggio mi prepararono il caffè e mi fecero assaggiare dei dolci fatti in casa. Una di loro mi regalò per l’occasione un Gesù Bambino. L’altra mattina Suor Anna Saverina, Suor Leontina e le altre mi è sembrato quasi di rivederle l’una accanto all’altra di ritorno dalla Messa in Cattedrale, sfiorate dal vento e accarezzate dal sorriso di Dio.