Depositi costieri, Lo Schiavo traccia la rotta: «Niente trionfalismi, solo 4 anni per cambiare la storia»
L'ex consigliere regionale: «Il sindaco ha rotto l'immobilismo, ma ora servono risorse e progetti per il waterfront. La storia non concede proroghe»
Sulla complessa partita dei depositi costieri di Vibo Marina, il dibattito politico si sposta dal piano dello scontro ideologico a quello della programmazione strategica. A intervenire con un’analisi netta è l'ex consigliere regionale Antonio Lo Schiavo, che invita la città a rifuggire tanto dai "facili entusiasmi" quanto dal "pessimismo cosmico", riportando il confronto sui binari della realtà istituzionale.
Secondo Lo Schiavo, il punto di partenza è un fatto oggettivo: il rischio di un rinnovo ventennale della concessione, che avrebbe "congelato" lo sviluppo dell'area fino al 2045, è stato sventato. Al suo posto, l’Autorità Portuale ha approvato un atto di sottomissione quadriennale. Un orizzonte temporale stretto che, per l'esponente politico, non è un traguardo, ma l'inizio di una sfida contro il tempo.
L'analisi di Lo Schiavo non fa sconti alla politica e alla classe dirigente. Se il rinnovo breve è una "soluzione interlocutoria", il difficile arriva adesso. «Questi quattro anni – avverte l'ex consigliere – dovranno essere riempiti di azioni concrete». L’elenco delle priorità tracciato è imponente: reperire i fondi per il waterfront e la riqualificazione verso la zona industriale di Porto Salvo, intervenire sui fossi che bloccano ogni sviluppo e ripensare gli strumenti urbanistici dell'intera area, rompere il silenzio sugli altri depositi costieri, non solo quelli di Meridionale Petroli, che restano una ferita aperta nel tessuto urbano e verificare la reale fattibilità dei progetti privati per la nautica da diporto. «La Meridionale Petroli non può pensare che questa partita non la riguardi: è chiamata a essere parte della soluzione, non ostacolo al cambiamento», incalza Lo Schiavo.
Nonostante il richiamo alla prudenza, Lo Schiavo riconosce un merito politico all'attuale giunta guidata dal sindaco Enzo Romeo. Per la prima volta, si legge nell'analisi, un’amministrazione comunale ha assunto una "posizione netta e inequivocabile" sul destino di Vibo Marina, costruendo un percorso istituzionale che prima semplicemente non esisteva.
Tuttavia, il monito finale è rivolto a tutti gli attori in campo: politica, imprese e cittadinanza. La posizione assunta dal Comune va ora «riempita di contenuti e non di comunicati».
Per Lo Schiavo, Vibo Marina è davanti a un bivio identitario. «Non servono eroi né capri espiatori», conclude, «ma una classe dirigente che decida finalmente cosa vuole diventare da grande». Il messaggio è chiaro: la "proroga" di quattro anni è l'ultima chiamata per trasformare una zona industriale in un polo turistico e commerciale moderno. Oltre questo termine, la storia potrebbe non concedere altri appelli.
