“Il dolore lo tocchi con mano. Vedere persone lottare in quel letto di ospedale, leggere nei loro occhi la richiesta di aiuto, e poi vederle morire senza il sostengo di un familiare accanto, sole, è un qualcosa che ti lacera dentro, non si può dimenticare”. Dopo ventuno giorni in trincea all’ospedale Covid di Mirandola in Emilia Romagna, come da programma stabilito dalla Protezione civile, è tornato a casa il primo cittadino di Botricello Michelangelo Ciurleo, il medico catanzarese in pensione, che ha deciso di indossare di nuovo il camice bianco per dare il suo contributo nella difficile battaglia contro il Coronavirus. Sette ore al giorno in reparto e poi chiuso in quarantena, così come i suoi colleghi, per evitare di essere un veicolo di contagio per il mondo esterno.

Ricordi indelebili.  Un’esperienza che lo ha segnato profondamente e tante le storie di vita vissute che si porta dentro. “Penso ad una ragazza down positiva come il fratello. Lui intubato, lei in condizioni critiche, avrebbe avuto bisogno di essere intubata pure lei, ma l’anestesista l’aveva sconsigliato. I parametri dell’ossigenazione del sangue non erano affatto buoni, temevamo di perderla e questo ci ha spinti a impegnarci di più e alla fine ce l’ha fatta. Ricordo un 58enne, che minimizzava i suoi sintomi, ci diceva che stava bene, ma non riusciva a riprendersi. O un giovane trattato con la terapia del Tocilizumab, alla prima somministrazione ha avuto una reazione allergica e ci siamo resi conto che non potevamo continuare con quella cura, ma lui voleva a tutti i costi quella medicina sperimentale, voleva farcela. Gli abbiamo fatto una seconda somministrazione, nessuna reazione allergica e ce l’ha fatta.

Il duplice dolore. C’era chi lottava e ce la faceva e chi pur lottando moriva, senza nemmeno poter ricevere in ospedale la benedizione di un sacerdote. Si aggrappano disperatamente alla vita, sono pazienti che sentono molto la mancanza dei loro cari, che non possono star loro vicini. Una doppia, atroce sofferenza per chi da casa attende loro notizie e chi in un letto di ospedale spera di rivedere presto i propri cari. Ricordo i tanti pazienti ormai clinicamente guariti, ma ancora positivi al tampone, portati in alloggi dove si trovavano in isolamento ”. Sorride il medico- sindaco nel ricordare le vite salvate o nel raccontare quando il giorno di Pasqua l’azienda aveva regalato ai camici bianchi le uova, donate a loro volta ai pazienti: “era così felice quella ragazza down in quel momento”. Di quella esperienza porta con sé un insegnamento forte: “La vita può spegnersi in un attimo e bisogna cambiare prospettiva, perché prendi consapevolezza come questo sfruttamento della natura, il business, incida negativamente sulla nostra condizione umana. Cambiano le priorità, le cose importanti non sono gli affari, il dio denaro, ma la salute. Anche la quarantena che ciascuno di noi sta vivendo in questo periodo ci insegna l’importanza della libertà e del senso vero della vita”.

La paura della morte. Ciurleo non nasconde di aver avuto paura di morire, sapeva di correre questo rischio firmando la domanda che lo avrebbe portato nell’ospedale Covid di Mirandola, ma non si è tirato indietro: “Ho partecipato al bando indetto per 8mila medici e tutti abbiamo detto sì, mostrando di tenere alla salute dei pazienti. La mia famiglia era preoccupata per la mia decisione, però mi ha affiancato, mi è stata vicina rispettando la mia scelta. Vedevo in televisione o leggevo sui giornali i medici costretti a turni massacranti, non riuscivo a rimanere indifferente. Se avessi dovuto ascoltare la ragione sarei rimasto a casa mia, ma ha vinto il cuore. La paura di morire è forte quando si lavora in quei reparti, ma è una paura che ti insegna ad adottare tutti i comportamenti necessari per evitare il contagio, a rispettare le regole.” Medici in prima linea contro il Coronavirus considerai eroi. “Prima si parlava di colpe mediche, di indagini sui camici bianchi, adesso siamo degli eroi in tempi di Covid. Non va bene né la prima, né la seconda valutazione: svolgiamo il nostro lavoro con passione per come sappiamo e possiamo con senso di responsabilità, poi gli errori possono capitare. Bisogna avere fiducia dei medici”.

Convivere col virus. Anche nell’ospedale emiliano all’inizio si contavano tante morti, poi i numeri sono progressivamente diminuiti, così come gli accessi in Terapia intensiva, ma col Coronavirus bisognerà conviverci. “C’è stata una sottovalutazione dell’evento globale: il primo focolaio cinese doveva far scattare subito l’allarme. E invece dicevano che questo virus non sarebbe mai arrivato in Europa, che da noi non ci sarebbe stata alcuna pandemia. Conservo ancora gli articoli di giornale. Una sottovalutazione della catena di comando e l’incapacità di capire che bisogna investire in Sanità pubblica. Gli ospedali sono la seconda linea, la prima i medici di base, morti senza capire che erano malati Covid. Da 10, 15 giorni i contagi stanno diminuendo, però non si può continuare a restare chiusi, perché se non si muore di Coronavurus, si muore di fame, col virus bisogna conviverci, attendendo che si autosospenda o che arrivi il vaccino.

"La primavera che nessuno può rubare". La direzione sanitaria, l’Unità operativa di Medicina e la direzione del distretto di Mirandola hanno inviato una lettera di attestazione di stima e riconoscenza per il lavoro di Ciurleo: “Ha scelto di rimanere lontano dai suoi cari durante le festività pasquali privandosi del calore familiare e sospendere l’attività istituzionale nel Comune dove ricopre la carica di sindaco. Tutto questo in nome di un principio etico e solidale che ai giorni nostri è sempre più raro. Ripensando a quanto ha fatto per la sua comunità mirandolese e traendo ispirazione da un brano che riflette sul tema della quarantena dello scrittore Alessandro Frezza ci piace pensare che se un giorno un suo nipote dovesse chiederle: “di questo periodo vi privarono anche della primavera, ordunque? Lei sorridendo e ripensando a questi ventuno giorni di generoso servizio potrà rispondere: sì quell’anno ci privarono della primavera e di tante altre cose, ma io sono fiorito ugualmente, ci siamo portati la primavera dentro, e nessuno avrebbe potuto rubarcela più”.