I riti del Venerdì Santo nel Vibonese, tra fede e tradizioni
Fede e pietà popolare si fondono nei riti secolari della Settimana Santa nel Vibonese. Ogni paese ha le sue tradizioni che si perdono nella notte dei tempi e che danno un senso di appartenenza comunitaria, che salda il legame con le proprie origini e la propria storia. E quest'anno, dopo un lungo periodo di stop dettato dalla pandemia, l'attesa e l'emozione sono ancora più forti.
In quest'ottica, a Serra San Bruno è suggestiva la "Schiovazziuoni", ossia la deposizione dalla croce di Gesù, che culminerà (dopo giorni di preparazione) questa sera nella chiesa matrice con l'apertura del sipario sulla rappresentazione di Cristo Crocifisso in mezzo ai due ladroni-; due confratelli della Congregazione di Maria Santissima dei Sette Dolori (sodalizio che cura la Schiovazziuoni) schioderanno Gesù dalla croce e lo deporranno sul letto mortuario. Poi si farà un corteo con Cristo deposto e i simulacri della Madonna, di San Giovanni e della Maddalena fino alla chiesa dell'Addolorata. Domani il Cristo verrà portato al Calvario e adagiato sulla "Naca".
La devozione si esplica in maniera peculiare anche a San Nicola da Crissa, dove sono particolarmente emozionanti le funzioni del Venerdì Santo. Viene celebrata nella chiesa parrocchiale la Passione del Signore, con la predica di Passione e le chiamate dell'Ecce Homo, della Santa Croce e dell'Addolorata. Poi la processione del Cristo morto e della Vergine per le vie del paese, precedute dai confratelli del Santissimo Crocifisso e dell'Addolorata con il capo cinto da una corona di spine. A seguire il ritorno in chiesa per il secolare rito latino della Congrega.
Suggestiva la processione del Venerdì anche a Monterosso Calabro, caratterizzate dai complessi di statue delle due confraternite. La processione viene aperta da "U signuri russu", che rappresenta le sofferenze di Cristo. U signuri russu viene interpretato da un devoto, completamente coperto da un abito rosso, la cui identità rimane segreta.
