Il figlio del boss Pino Piromalli risponde alla domande della Procura antimafia respingendo con veemenza le accuse 

Tre ore e mezzo di strenua difesa. Tanto è durato l’esame di Antonio Piromalli, figlio del boss Pino Piromalli e principale imputato nel processo denominato “Provvidenza”. Il 44enne ha deciso di sottoporsi all’esame del pubblico ministero della Distrettuale antimafia di Reggio Calabria. Il procedimento si sta celebrando davanti al giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Reggio Calabria. Antonio Piromalli, infatti, ha scelto di essere processato con il rito abbreviato.

Antonio Piromalli

Il centro dell'inchiesta L’uomo è uno dei 40 imputati coinvolti nella maxi operazione della Procura antimafia di Reggio Calabria che, nel gennaio 2017, azzerò la cosca Piromalli e cristallizzò i nuovi presunti traffici operati dal potente casato di ‘ndrangheta di Gioia Tauro. Al centro del nuovo sistema di affari posto in essere dal clan ci sarebbe proprio Antonio Piromalli che, su indicazione di suo padre, avrebbe scelto come base operativa Milano per sfuggire alle indagini delle forze di polizia.

La difesa del reggente Per Antonio Piromalli, però, le accuse della procura antimafia non avrebbero nessun fondo di verità. «Appena terminato il ginnasio – avrebbe dichiarato Piromalli – mio padre mi ha comprato un biglietto di sola andata per Milano e mi ha iscritto nel più prestigioso Liceo dove mi sono diplomato…Mi mancano 5 esami per laurearmi». Piromalli, subito dopo, ha iniziato a respingere con veemenza le accuse di essere capo promotore della cosca e di essere un finto imprenditore. Secondo quanto appreso, il 44enne avrebbe sostenuto di essersi sempre guadagnato da vivere onestamente e che a Milano si sarebbe inserito con successo nel mercato ortofrutticolo. Antonio Piromalli avrebbe sostenuto di considerarsi un abile imprenditore e di riscuotere un buon successo: «è piacevole quella sensazione – avrebbe affermato l’imputato – che ti porta un mese ad essere sotto di 200mila euro in baca e il mese dopo sopra di 400mila euro in base all’abilità negli affari».

"Sono un ottimo imprenditore" Piromalli avrebbe aggiunto di avere sempre lavorato nel settore dell’ortofrutta e di essersi sempre contraddistinto per la sua abilità tanto da riuscire a guadagnare somme importanti e sostegno di questa tesi ci sarebbero le dichiarazioni dei redditi che lo possono dimostrare. Subito dopo sarebbe passato a parlare delle sue aziende. La “Pep Food”, attraverso la quale faceva da intermediario nella vendita di olio tra la Calabria e gli Stati Uniti: il prodotto – a suo dire – sarebbe stato commerciato in modo regolare negli Usa. Attraverso l’altra società, avrebbe esportato negli Stati Uniti arance per decine di migliaia di euro. Attività imprenditoriali dalle quali sarebbe stata tenuta fuori sua moglie, imputata nel processo.