'Ndrangheta e politica, confermata la condanna per ex consigliere regionale (NOME)
L'indagine aveva preso in esame le elezioni regionali in Calabria del 2010. Secondo la ricostruzione accusatoria, l'allora candidato avrebbe ottenuto sostegno elettorale dalla cosca
A distanza di sedici anni dai fatti contestati, la Corte d'Appello di Reggio Calabria ha definito il giudizio di secondo grado relativo ai due filoni dell'inchiesta "Reale 6", uno dei procedimenti più rilevanti sui presunti rapporti tra criminalità organizzata e politica in Calabria.
Il collegio, presieduto da Gianfranco Grillone con i giudici Urania Granata ed Elvezia A. Cordasco, ha emesso due distinti dispositivi che riguardano, da un lato, il presunto patto elettorale tra esponenti politici e la cosca Pelle di San Luca e, dall'altro, le posizioni di alcuni presunti vertici dell'organizzazione criminale.
Confermate le condanne nel filone politico
Nel procedimento relativo all'accusa di voto di scambio politico-mafioso, la Corte ha confermato integralmente la precedente decisione, pronunciata dopo il rinvio disposto dalla Corte di Cassazione nel 2021 limitatamente a questo capo d'imputazione.
Restano quindi confermate le condanne nei confronti dell'ex consigliere regionale Santi Zappalà, condannato a quattro anni e tre mesi di reclusione, e quelle di Giuseppe Antonio Mesiani Mazzacuva e Antonio Pelle (classe 1986), entrambi condannati a quattro anni. Gli imputati sono stati inoltre condannati al pagamento delle spese processuali.
L'indagine aveva preso in esame le elezioni regionali del 2010. Secondo la ricostruzione accusatoria, l'allora candidato Santi Zappalà avrebbe ottenuto il sostegno elettorale di esponenti della cosca Pelle di San Luca in cambio di un corrispettivo economico. L'inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria e sviluppata dai carabinieri del Ros, dal Comando provinciale e dalla Guardia di Finanza, si fondava anche su intercettazioni ritenute dagli investigatori particolarmente significative.
Aumentate le pene per Giuseppe e Sebastiano Pelle
Nel secondo procedimento, riguardante direttamente esponenti della famiglia Pelle, la Corte d'Appello ha accolto l'impugnazione proposta dalla Procura contro la sentenza emessa nel 2018 dal Tribunale di Locri.
I giudici hanno riformato la decisione di primo grado, condannando Giuseppe Pelle e Sebastiano Pelle a sette anni di reclusione ciascuno, oltre alle pene accessorie previste dalla legge, tra cui l'interdizione dai pubblici uffici, e al pagamento delle spese processuali di entrambi i gradi di giudizio.
Giuseppe Pelle, conosciuto con il soprannome di "Gambazza", è indicato dagli inquirenti come uno degli esponenti di vertice della cosca di San Luca. Proprio la sua abitazione di Bovalino, secondo l'impianto investigativo, sarebbe stata il luogo in cui si sarebbero svolti alcuni degli incontri ritenuti centrali per la ricostruzione del presunto accordo elettorale.
Attese le motivazioni
Le motivazioni delle due decisioni saranno depositate entro novanta giorni. Solo dopo sarà possibile conoscere nel dettaglio le valutazioni giuridiche che hanno portato la Corte alle rispettive decisioni.
Resta inoltre aperta la possibilità di un ulteriore ricorso in Cassazione. Le sentenze, infatti, non sono definitive e le responsabilità degli imputati potranno essere accertate in via irrevocabile soltanto all'esito dell'intero iter processuale.
