Nuove rivelazioni del pentito Emanuele Mancuso, ex esponente dell'omonimo clan, contenuti nei verbali dell’inchiesta “Olimpo”, aperta dalla Dda di Catanzaro.  Secondo il collaboratore di giustizia  i membri della sua famiglia avrebbero goduto "di una posizione di rendita garantita dal controllo diretto e indiretto sulle proprietà terriere di Nicotera".

E ancora: "Da sempre la mia famiglia esercita un potere mafioso sulla zona di Nicotera, in virtù del quale chiunque intenda vendere un terreno in quella zona deve avvertire la mia famiglia (che ha una sorta di prelazione sui terreni), mentre chi acquista, se il terreno non interessa alla mia famiglia, deve corrisponderle una vera e propria tassa, una percentuale sul prezzo di vendita. Questi proventi sono da sempre stati percepiti da mio padre e da Diego Mancuso e questa prerogativa è stata sempre esercitata a prescindere dalla detenzione o sottoposizione al regime del 41bis degli esponenti dei Mancuso". La stessa "prerogativa mafiosa" sarebbe "esercitata anche dai Pesce, per il tramite dei Bellocco, nella confinante zone di San Ferdinando, mentre per Nicotera mio padre, Diego Mancuso e i figli di Peppe ‘mbroglia avevano delegato Asconte u pinnolaru il quale aveva anche l’incarico di rapportarsi con i Bellocco per ogni questione che si verificasse al confine tra le due aree di competenza". “Addecu” (soprannome di Diego Mancuso), secondo il nipote, "controllava anche i terreni “delle suore” situati nella parte inferiore alla sua villa sequestrata".

Insomma, il mercato immobiliare in mano al clan al punto che chiunque  volesse chiudere un  affare, acquistando un terreno tra Rosarno e Nicotera, doveva prima rivolgersi alla consorteria criminale.