Regione, addio all'Agenzia per l'energia: Occhiuto cancella l'ente voluto da De Nisi
Abrogata la legge istitutiva dell'Arec: l'organismo non è mai nato e non è più ritenuto funzionale. Stop a un potenziale "carrozzone" da 1,5 milioni di euro
Non è mai nata e, secondo l'attuale amministrazione regionale, non serve più. Sparisce definitivamente dai radar della Cittadella l’Arec, l’Agenzia regionale per l’energia, istituita durante la passata legislatura e ora ufficialmente cancellata dal "portafoglio" degli enti sub-regionali.
La decisione di eliminare l'ente è stata assunta dalla giunta guidata dal presidente Roberto Occhiuto, che non ritiene più l'Agenzia funzionale agli obiettivi di sostenibilità ambientale della Calabria. Dietro la mossa, tuttavia, emerge anche un chiaro dato politico: l'Arec era stata fortemente voluta dai consiglieri Francesco De Nisi e Giuseppe Graziano, all'epoca tra le fila della maggioranza ma successivamente candidati nel centrosinistra con "Casa Riformista" e non rieletti.
La legge istitutiva, approvata circa un anno fa con maggioranza qualificata, assegnava all'Agenzia compiti ambiziosi: controllo e ispezione degli impianti termici su tutto il territorio regionale, promozione dell'efficienza energetica per migliorare la gestione della domanda e gestione razionale delle risorse locali e delle fonti rinnovabili.
Per il suo funzionamento era prevista la nomina di un Direttore Generale e di un Revisore Unico, con un piano di costi a regime che sarebbe lievitato dai 500mila euro del primo anno fino a 1,5 milioni di euro nel terzo anno di attività.
A distanza di un anno, l'Agenzia è rimasta soltanto sulla carta: non è mai stata costituita né sono stati approvati gli atti necessari al suo funzionamento. L’amministrazione Occhiuto ha quindi deciso di cambiare rotta, preferendo attuare gli obiettivi europei sulla produzione e il consumo di energia verde con modalità differenti, evitando la creazione di un ulteriore ente ad hoc.
L'obiettivo dichiarato è quello di prevenire la nascita dell'ennesimo "carrozzone" improduttivo. La parola fine è stata scritta attraverso un articolo della legge "Omnibus" recentemente approvata in Consiglio regionale, che ha abrogato integralmente la norma istitutiva dell'Agenzia.
