Alberi potati a Vibo, Thomas Vatrano: "Una procedura irregolare"
Gli alberi dei principali viali della città di Vibo Valentia sono interessati in questi giorni da una attività di potatura, quanto mai opportuna ed utile, ma a patto che sia fatta – come si suol dire – a regola d’arte, ovvero con la competenza e le conoscenze scientifiche necessarie a fare un buon lavoro, buono ed utile al futuro rigoglioso degli alberi. Altrimenti, non solo è tutto vano, quanto, soprattutto, pericoloso. La tecnica colturale della capitozzatura, questo il termine esatto dell’operazione di taglio che si sta effettuando in questi giorni, ha lo scopo di ridurre drasticamente la parte aerea delle piante. All’occhio esperto degli addetti ai lavori, però, quello che sta accadendo a Vibo Valentia si mostra come un taglio indiscriminato delle branche primarie, di grossi rami in generale, allo scopo (in modo errato) di contenerne lo sviluppo. Thomas Vatrano, esperto del settore, laureato in Scienze e Tecnologie Agrarie all’Università Mediterranea di Reggio Calabria, consulente aziendale, per cui si occupa di gestione della coltivazione e difesa di specie del Mediterraneo, è rimasto sorpreso, negativamente sorpreso, del lavoro che si sta realizzando a Vibo Valentia.
“In realtà – spiega – questa è una pratica che spesso viene usata erroneamente anche sulle piante agrarie dove si pensa di aumentare la vigoria e il rigoglio, mentre invece si crea un indebolimento e uno squilibrio vegeto-produttivo. Questo perché la capitozzatura, spesso, sottrae quasi la totalità della chioma, la quale oltre ad essere costituita dai rami è composta dalle foglie, organi in cui avviene la fotosintesi clorofilliana. Quindi, una pianta a cui viene asportato buona parte delle foglie, dovrà (per le caducifoglie) nella primavera successiva cercare di ricomporre l’apparato fotosintetizzante di cui era fornita. Perciò dovrà ricomporre i rami e le foglie, che dovranno stare in “sintonia” con le radici”.
Vatrano chiarisce perché è sbagliato procedere in questo modo: “Il risultato della fotosintesi, nelle piante, è quello di creare i fotoassimilati, ossia zuccheri che fungono da sostanze di riserva, che oltre ad essere veicolati nei frutti e nelle foglie giovani (i cosiddetti sink), vanno a confluire nelle radici, il principale organo di riserva della pianta. Affinché l’albero riproduca e ripristini l’apparato aereo (rami principali, secondari, foglie) dovrà compiere un grosso sforzo energetico, quindi si indebolirà e sarà più vulnerabile ad attacchi esterni (patogeni/parassiti)”.
La conseguenza è che: “I tessuti della pianta capitozzata saranno più facilmente messi a nudo, specie se chi esegue i tagli non li compie in modo netto, creando così delle slabbrature, esponendo la pianta alla radiazione solare, la quale soprattutto in estate, raggiunge delle temperature troppo elevate che andranno a comportare delle scottature (“sunburn”). Il risultato della scottatura sarà il disseccamento della corteccia (la quale si fessura e si gonfia). La scottatura crea il blocco dei vasi, interrompendoli per una certa percentuale. Si tratta dei vasi floematici, ossia le “arterie” in cui scorrono le sostanze di riserva prodotti dalla fotosintesi il cui scopo è quello di nutrire la radice”.
“Nel momento in cui viene asportata una grande quantità di chioma – spiega, quindi Thomas Vatrano - in automatico non verrà più fornita la quantità di zuccheri per l’entità radicale a cui la pianta è preparata. In questo modo, la pianta farà morire buona parte delle radici, le quali fungono da ancoraggio della pianta stessa e da organo che asporta dal terreno sali minerali e acqua. Capirete bene che cosi facendo verrà ulteriormente compromessa la stabilità delle piante. Tutto ciò moltiplicato negli anni!”. Thomas Vatrano è autore di articoli divulgativi pubblicati su riviste specializzate come l’Informatore Agrario, Fruit Journal, Rivista di Agraria, nonché coautore di pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali.
“La capitozzatura è oltretutto costosa – aggiunge - perché la grande quantità di materiale asportato andrà smaltito. È raro vedere, soprattutto al sud Italia, città con una gestione razionale del verde”. La conclusione, è una raccomandazione rivolta a chi ha il compito di gestire la cosa pubblica: “È bene ricordare che la gestione del verde urbano deve essere guidata e programmata da professionisti del settore, come i Dottori Agronomi e Forestali, nonché tutti gli altri attori afferenti a tale categoria, che spesso vengono estromessi da incarichi sul verde pubblico a favore di altri”.
