'Ndrangheta nel Vibonese: «Così si formava il nuovo reggente mdella cosca» (NOMI)
Secondo la Dda il padre avrebbe progressivamente indirizzato il figlio nella gestione del gruppo

Un rapporto padre-figlio trasformato, secondo l’accusa, in un percorso di formazione criminale. È uno degli aspetti che emerge dall’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro sulla presunta operatività della ‘ndrina Emanuele-Idà, culminata nell’ordinanza firmata dal gip Arianna Roccia.
Al centro delle ricostruzioni investigative ci sono i rapporti tra Franco Idà, detto “Nuccio”, ritenuto dagli inquirenti reggente del gruppo durante la detenzione dei fratelli Bruno e Gaetano Emanuele, e il figlio Michele, classe 1997.
Secondo quanto emerge dalle intercettazioni riportate negli atti, il giovane sarebbe stato progressivamente coinvolto nella gestione delle attività del clan, dalla presunta riscossione delle estorsioni alla gestione della cosiddetta “bacinella”, la cassa comune dell’organizzazione.
In una conversazione del febbraio 2021, gli investigatori ricostruiscono un dialogo relativo alla quota richiesta per i lavori eseguiti nel territorio di riferimento della cosca. La percentuale indicata sarebbe stata quella del 3%, ritenuta dagli inquirenti una regola imposta dal gruppo criminale.
Le intercettazioni delineerebbero inoltre un rapporto caratterizzato, secondo la Dda, da una forte influenza del padre sul figlio. In alcuni passaggi Michele Idà avrebbe manifestato difficoltà a contrapporsi alle indicazioni dei familiari più autorevoli.
Gli investigatori contestano al giovane anche il coinvolgimento in presunte attività legate agli stupefacenti, con il trasferimento di ingenti quantitativi di marijuana, e in episodi riguardanti la disponibilità di armi.
La ricostruzione della Procura descrive dunque un presunto meccanismo di trasmissione del potere criminale all’interno della famiglia. Le accuse mosse agli indagati restano tuttavia ipotesi investigative e dovranno essere sottoposte al vaglio dei successivi passaggi giudiziari, nel rispetto della presunzione di innocenza.
