Champagne e Rolex come mazzette: un medico finisce agli arresti
Un orologio Rolex in oro e acciaio, del valore di 18.500 euro ed alcune bottiglie di Champagne del costo di 180 euro l'una. Questo il prezzo di chi dovrebbe garantire la salute pubblica ed invece si “vende” al miglior offerente, con la complicità di imprenditori senza scrupoli.
Un cardiologo dell’ospedale Perrino di Brindisi e quattro imprenditori sono stati arrestati per corruzione e truffa aggravata continuata ai danni del sistema nazionale sanitario e posti ai domiciliari. Si tratta del medico Domenico Palmisano di Ceglie Messapica, e degli imprenditori Massimo Gabriele di Bari, socio ed amministratore della Medical solution tecnology, Domenico Brunetti di Bari, titolare della società Db Med srl, Andrea Tantalo di Matera, socio della New Medical Solution, e Davide Lazazzara di Acquaviva delle Fonti della impresa individuale “Lazazzara Davide”.
Quelli citati all’inizio, come riportato da La Repubblica, sono solo alcuni dei regali che, secondo la Procura di Brindisi, il medico avrebbe accettato "in cambio dell'utilizzo di dispositivi medici impiantabili”. Le indagini condotte dai carabinieri del Nas di Taranto, coordinate dalla Procura di Brindisi, hanno fatto luce su un presunto sistema affaristico e corruttivo tra il medico e i quattro imprenditori di aziende fornitrici di protesi cardiovascolari. Questi avrebbero fornito gli impianti di dispositivi medici in cambio di danaro e altre utilità, danneggiando la Asl, che avrebbe sborsato elevate somme per l’acquisto di protesi che non sarebbero state necessarie.
Le indagini avrebbero dimostrato che i dispositivi sarebbero stati utilizzati in misura sproporzionata, ed inappropriata, rispetto alle esigenze cliniche ed operative del reparto. Si tratta dell’acquisto di dispositivi medici impiantabili come stent aorto-coronarici e cateteri dilatatori coronarici per il reparto di Cardiologia del Perrino di Brindisi. Gli arrestati sono accusati di corruzione continuata, e il medico risponde anche di truffa aggravata e false attestazioni nell’utilizzo del marcatempo sul luogo di lavoro, in quanto si sarebbe assentato con particolare frequenza senza apparenti giustificazioni, per effettuare anche attività di libera professione durante l’orario di servizio, riporta ancora La Repubblica.
