Cinghiale ferito da una trappola nel Vibonese, l'Enpa: "Una crudeltà inaudita"
Urla strazianti attirano l’attenzione di una volontaria Enpa, nei pressi dell’ospedale di Soriano, sulla strada principale, che si trova davanti una scena agghiacciante: un cinghiale giovane che si trascina sulle zampe anteriori mentre due cani lo assalgono mordendolo ripetutamente.
"La nostra volontaria - si legge in un comunicato Enpa - riesce a far allontanare i cani e dopo essersi avvicinata comprende il motivo per il quale il cinghiale si trascinasse con le zampe anteriori: una delle zampe posteriori era quasi completamente staccata a causa di una trappola, opera di bracconaggio. Precipitatesi anche altre nostre volontarie, abbiamo attivato subito la procedura per soccorrere l’animale ferito (Forze dell’Ordine che a loro volta contattano il veterinario Asp reperibile), sono accorsi Carabinieri, Corpo Forestale, Vigile Urbano e veterinario Asp, oltre ad una serie di curiosi poiché il tutto, come già detto, si è svolto su una strada principale del paese. Purtroppo, per l’animale non c’è stato nulla da fare, le ferite riportate erano troppo gravi, ed è stato abbattuto (tramite iniezione) dal Veterinario, che ha preso anche un campione da far analizzare per riscontare l’eventuale presenza di malattie infettive che pare stiano prendendo piede tra gli ungulati, e la carcassa fatta smaltire, nonostante uno dei curiosi del posto avesse avuto l’ardire di affermare: “chiamiamo i cacciatori che sicuro se lo vengono a prendere”. Mio caro signore, quei cacciatori, che probabilmente sono gli stessi ad aver messo la trappola, avrebbero dovuto sparare anche noi prima di prendersi il cinghiale. E sa perché? Perché moralmente ed eticamente siamo contro la caccia, contro l’uccisione di qualsiasi essere vivente, che viene anche definito “sport”, e soprattutto non saremo mai complici dei cosiddetti bracconieri che piazzano trappole neanche troppo lontane dal centro abitato, come ci è capitato purtroppo di riscontare personalmente sia a Soriano, che a Gerocarne che a Vibo Valentia stessa, in cui finiscono anche animali domestici, e potrebbero finirci anche persone!".
L’utilizzo di questi meccanismi è vietato dalla Legge 157 dell’11 Febbraio 1992, Art 21 lett. u) che espressamente dice: vietato usare nella caccia al cinghiale “trappole, reti, tagliole, lacci”, per cui è prevista una Sanzione Penale, secondo l’Art 30, lett. h) della stessa Legge, di un’ammenda fino a 1.549 euro (sanzione aggiornata dopo l’ingresso della nuova moneta). Inoltre, per la Cassazione, sentenza 17012/2015 «procurare una lesione ad un animale esercitando in modo abusivo la caccia integri il delitto di cui all’art.544-ter codice penale poiché è una forma di maltrattamento ferire un animale senza che ve ne sia alcuna necessità". Il reato è punito severamente, con la reclusione da tre mesi a un anno o con la multa da 3.000 a 15.000 euro; le pene sono aumentate della metà se l’animale muore. Risulta pressoché previdenziale l’ordinanza (N.94) del presidente facente funzione della Regione Calabria che proprio lo stesso giorno decide di riaprire la stagione di caccia affermando di essere stato spinto da: “Il rispetto che cacciatori e pescatori hanno sempre dimostrato nei confronti dell'ambiente, unito alla rassicurazione circa il loro comportamento responsabile e rispettoso delle direttive dei governi centrale e regionale”.
"Ordinanza che, per giunta, riteniamo - si legge ancora nella nota - illegittima poiché nessuna ordinanza regionale può bypassare le direttive nazionali, come in questo caso Spirlí crede di aver risolto il problema definendo la caccia “stato di necessità per consentire l'equilibrio faunistico-venatorio, limitare i danni alle colture, nonché il potenziale pericolo per l'incolumità pubblica”. Lo spostamento tra Comuni è vietato dal Dpcm del 03/12/2020, se non per le ragioni che conosciamo, e la caccia non è una di queste! Infatti dalle Faq presenti sul sito del Governo (riguardo la Calabria come Zona Arancione) si legge espressamente: “È possibile praticare l’attività venatoria o la pesca dilettantistica o sportiva? Sì, ma solo nell’ambito del proprio Comune”. Ciò significa che la caccia non è permessa, come invece scrive nero su bianco il facente funzioni: "Nell'Atc di residenza venatoria; nei distretti di iscrizione per il prelievo degli ungulati anche situati in comuni diversi da quello di residenza, domicilio o abitazione”. Infine, speriamo che, comunque e in ogni caso, le autorità competenti effettuino una ricognizione del territorio per scovare eventuali altre trappole".
