STORIE | Vincenzo Quaranta, una via scomparsa e un vibonese illustre dimenticato
Storia di vie scomparse e uomini del Sud dimenticati: questo è il filo conduttore che porta al nome di Vincenzo Quaranta, vibonese di Monteleone e girovago per lavoro, persona di rigore, ma soprattutto di giustizia. In pochi lo ricordano, anche se nella sua città natale, fino a subito dopo la fine del secondo conflitto mondiale, vi era una via a lui intitolata, l'attuale via Luigi Razza, ex via de' Chitarrari. Via cancellata dallo stradario e mai più ripristinata nelle successive riforme della toponomastica. Oggi di lui non ha un ricordo più nessuno, eppure è stato il primo calabrese a ricoprire l'incarico di Capo della Polizia tra il 1919 e il 1920, anni cruciali per la storia d'Italia, uscita da una guerra vittoriosa ma dolorosa, densi di conflitti sociali che avrebbero portato all'avvento del fascismo.
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Chi era Vincenzo Quaranta. Nato a Monteleone Calabro l’11 luglio 1856, Vincenzo Quaranta è il primo di undici figli di Giuseppe, avvocato, e di Maria Antonia Candela. Seguendo le orme del padre, si laurea in giurisprudenza a Napoli. Subito dopo dà alle stampe, Il matrimonio dei preti nel diritto e nella storia, con appendice sulla giurisprudenza seguita (Monteleone, 1879) e Governi e parlamenti. L’Oriente. Libro primo (Napoli, 1879).
Nel 1880 entra nell’amministrazione dell’Interno presso la Prefettura di Potenza. Il primo agosto 1882 sposa nella città lucana Luisa Torella, da cui nascono sei figli: Giuseppe, Cesare, Domenico, Giannina, Maria e Bice.
Nel marzo del 1889 torna in Calabria, destinato alla Prefettura di Catanzaro, cui segue un quadriennio oltre lo Stretto, prima a Terranova (l’odierna Gela), poi a Termini Imerese e nel luglio del 1893 ad Acireale.
Dal 1896 al 1899 è sottoprefetto a Cesena dove, grazie al suo interessamento, vengono arrestati i mandanti ed i sicari dei delitti dei socialisti monarchici conte Filippo Neri (1889) e Pio Battistini (1891), di cui si occuparono ampiamente le cronache dell'epoca, frutto di una annosa faida con i repubblicani.
Super poliziotto del '900 La sua attività ed i successi riscossi nel mantenimento dell'ordine pubblico, portano Vincenzo Quaranta all'attenzione del governo guidato da Giuseppe Saracco. Così quando il 29 luglio 1900 a Monza l’anarchico Gaetano Bresci uccide re Umberto I, il nome che viene subito in mente per riportare ordine nella città e nel circondario è il suo. Dopo appena pochi giorni dal regicidio, infatti, viene chiamato a guidare la sottoprefettura, ritenuto un funzionario governativo di provato rigore.
Gli anni da Prefetto. Un anno dopo riprende il suo girovagare da un capo all'altro dello Stivale: prima è a Messina e poi a Venezia, fino all’ottobre del 1905, quando ritorna a Potenza. Città dove rimane 14 anni con l'incarico di prefetto. Sono gli anni in cui la Basilicata è interessata dagli interventi speciali disposti con la legge Zanardelli. Una legge che rappresenta il primo tentativo di organizzare in maniera organica dei provvedimenti a favore della regione. Grazie alla sua attività, Quaranta riesce a dare impulso alla realizzazione delle opere pubbliche in Basilicata. Nel frattempo fonda il Bollettino del Commissariato Civile per la Basilicata e rendiconta il suo operato nel dossier Relazione del Prefetto Commissario Civile Vincenzo Quaranta sull’applicazione delle leggi speciali dal 1° Ottobre 1905 al 30 Giugno 1914.
Capo della Polizia. Allo scoppio del conflitto mondiale 1915/1918 viene trasferito a Bologna, mentre nella provincia emiliana imperversano gli scontri tra il blocco agrario-industriale e i lavoratori delle leghe socialiste. Ancora una volta il Governo vede in lui il risolutore di situazioni complesse. Dopo tanti anni in giro per le prefetture italiane, arriva la nomina più importante della sua carriera, ormai agli sgoccioli. Alla fine della guerra, Francesco Saverio Nitti lo chiama a Roma quale reggente della Direzione generale della Pubblica Sicurezza, in pratica capo della Polizia. Nitti lo ritiene l'unico in grado di fronteggiare la crisi del cosidetto Biennio Rosso, caratterizzato da una serie di lotte operaie e contadine che hanno il loro culmine e la loro conclusione con l'occupazione delle fabbriche del settembre 1920. Sotto la sua dirigenza, con regio decreto è istituita la Regia Guardia per la Pubblica sicurezza e il Corpo degli agenti investigativi. Il 15 giugno del 1920 Giolitti, con il quale non aveva mai avuto feeling, diviene capo del governo e dopo appena quattro giorni Quaranta viene congedato dal suo incarico, pagando così il non essersi allineato, in passato, alle idee giolittiane. Collocato a riposo il 27 novembre 1922, muore a Roma il 15 ottobre 1939.
