La parola "fine" viene scritta dalla Suprema Corte di Cassazione. Con una decisione che non lascia spazio a interpretazioni, la Quinta sezione penale ha blindato l'impianto accusatorio del troncone del maxiprocesso Rinascita Scott relativo ai concordati in appello. I giudici di legittimità hanno ribadito un principio cardine: chi sceglie la strada del patteggiamento in secondo grado accetta un pacchetto chiuso che non può essere smontato nel terzo grado di giudizio.
​Questa decisione trasforma in titoli esecutivi le condanne per figure di primissimo piano della ‘ndrangheta vibonese, che ora dovranno scontare pene pesantissime, molte delle quali sotto il regime del carcere duro. Oltre alle sanzioni detentive, i ricorrenti sono stati condannati a risarcire le parti civili — tra cui Comuni e associazioni antimafia — a testimonianza del danno profondo inferto al tessuto sociale del territorio. Oltre alla reclusione, la Cassazione ha inflitto a ciascun imputato il versamento di 3.000 euro alla Cassa delle ammende e il pagamento di 3.500 euro di spese legali per ciascuna parte civile costituita.

L’elenco dei condannati e le pene definitive

  • ​Salvatore Morelli (43 anni, Vibo Valentia): 19 anni di reclusione. Noto come "Turi l’Americano", è considerato il vertice delle "nuove leve" della ‘ndrina Pardea;
    ​Antonio La Rosa (64 anni, Tropea): 16 anni di reclusione. Storico reggente dell'omonima cosca di Tropea, La Rosa viene confermato come figura centrale nel coordinamento tra i clan della costa e i Mancuso di Limbadi;
    Antonio Lo Bianco: 12 anni e 2 mesi di reclusione. Esponente di rilievo dell'omonima consorteria;
    ​Gaetano Molino: 12 anni di reclusione. Soggetto ritenuto organicamente inserito nelle dinamiche della potente cosca Mancuso di Limbadi;
    ​Giuseppe Mangone: 10 anni e 8 mesi di reclusione. Individuato come "cerniera" strategica di collegamento tra il locale di Mileto e la famiglia Mancuso.