Potente scossa di terremoto in Calabria, ecco i precedenti più significativi
La protezione civile regionale della Calabria sta svolgendo verifiche per eventuali danni nelle zone più vicine all’epicentro
Alle ore 5:53, i sismografi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) hanno registrato una potente scossa di magnitudo 5.1, localizzata nel Mar Ionio, al largo di Capo Spartivento (Reggio Calabria). A differenza di molti sismi superficiali che colpiscono la catena appenninica, questo evento ha avuto un ipocentro fissato a una profondità di 65 chilometri. Questa caratteristica tecnica ha fatto sì che l’energia venisse avvertita in un raggio vastissimo, rendendo il terremoto nitidamente percepibile non solo in tutta la Calabria e nella Sicilia orientale, ma anche in Puglia, con segnalazioni giunte fin dal Salento, e addirittura a Malta, nel cuore del Mediterraneo.
La protezione civile regionale della Calabria -riporta Strettoweb - sta svolgendo verifiche per eventuali danni nelle zone più vicine all’epicentro. Fari accesi sulla jonica reggina dove migliaia di persone sono fuggite in strada. I Vigili del Fuoco dichiarano che al momento “NESSUNA richiesta di soccorso né segnalazioni di danni sono giunte al momento alle sale operative dei vigili del fuoco“. Intanto, l’impatto emotivo sulla popolazione è stato immediato. Da Reggio Calabria a Messina, il movimento tellurico è stato percepito come un’oscillazione prolungata che ha spinto migliaia di persone a scendere in strada. Anche a Catania, Siracusa e Catanzaro la paura è stata molta, con i residenti che hanno abbandonato le abitazioni nel timore di nuove e più forti scosse. Nonostante la profondità di 65 km tenda a smorzare l’intensità distruttiva immediata rispetto a un sisma superficiale, la magnitudo 5.1 è sufficiente a generare grande preoccupazione. Le autorità sono attualmente impegnate nel monitoraggio del territorio, anche se la profondità dell’ipocentro suggerisce, solitamente, un impatto minore sulle infrastrutture rispetto ai terremoti crostali.
Il terremoto di oggi si inserisce in un contesto di attività sismica costante che, pur senza raggiungere i livelli catastrofici del passato remoto, ha visto numerosi eventi di magnitudo superiore a 5 colpire l’area negli ultimi decenni. Guardando alla storia recente, uno dei sismi più significativi è stato quello del 13 dicembre 1990 nella Sicilia sud-orientale (noto come terremoto di Santa Lucia), che con una magnitudo 5.6 causò gravi danni e vittime nel siracusano. Successivamente, il 9 settembre 1998, un evento di magnitudo 5.3 colpì l’area del Pollino, al confine tra Calabria e Basilicata, provocando crolli e molta paura.
Più recentemente, la terra ha tremato con forza nel settembre 2002 al largo di Palermo (M 5.6) e nell’ottobre 2006 al largo di Stromboli (M 5.7), evento quest’ultimo che generò anche un piccolo tsunami locale. In Calabria, la memoria torna al 25 ottobre 2012, quando una scossa di magnitudo 5.2 colpì l’area di Mormanno, nel Pollino, causando danni strutturali significativi. Infine, non va dimenticato il sisma del 1° agosto 2024 a Pietrapaola, nel cosentino ionico, che con magnitudo 5.0 ha confermato l’elevata pericolosità di questo versante. Questi eventi dimostrano che la regione non è nuova a rilasci di energia di questa portata, rendendo la vigilanza e la prevenzione una necessità quotidiana.
