La parola "fine" giudiziaria cala su uno dei nomi più pesanti del narcotraffico della fascia ionica. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 16 anni di reclusione per Pasquale Bifulco, 50 anni, originario di Careri, colonna portante dell'inchiesta "Buongustaio". Per gli ermellini della Sesta sezione penale non ci sono dubbi: Bifulco è stato il promotore e il finanziatore di una delle reti più potenti mai smantellate, capace di inondare l'Europa di cocaina purissima.

Il fulcro del ricorso presentato dalla difesa — rappresentata dagli avvocati Antonio Speziale e Giuseppe Russo — ruotava attorno all'utilizzabilità delle intercettazioni telematiche acquisite dagli investigatori del Goa della Guardia di Finanza. Secondo i legali, tali prove sarebbero state acquisite violando i protocolli di cooperazione internazionale.

Pasquale Bifulco

La Cassazione ha però respinto questa tesi, cristallizzando un principio giuridico fondamentale: la rogatoria internazionale non è necessaria se l'attività di captazione dei dati avviene fisicamente dal territorio italiano. I giudici hanno chiarito che, se i flussi di comunicazione sono messi a disposizione da detentori legittimi o sono di pubblico dominio, non vi è alcuna violazione della sovranità straniera. Una decisione che blinda migliaia di processi basati su tecnologie di messaggistica criptata.

L'inchiesta, coordinata dalla Dda di Reggio Calabria, aveva svelato un asse criminale solidissimo tra le cosche di Natile di Careri e i cartelli brasiliani e peruviani. Bifulco, descritto come un broker di altissimo profilo, era stato arrestato in Perù dopo una lunga latitanza. Tuttavia, nel 2015, un colpo di scena burocratico ne aveva permesso la scarcerazione per decorrenza dei termini proprio mentre l'Italia ne attendeva l'estradizione.

Nonostante la conferma della condanna, la battaglia legale potrebbe non essere conclusa. I difensori di Bifulco, che attualmente si troverebbe ancora in Sudamerica, hanno annunciato un ulteriore approfondimento tecnico. L'obiettivo è valutare il deposito di un ricorso straordinario, puntando nuovamente sulle pieghe del diritto internazionale e sulla natura dei dati digitali estratti all'estero. Per ora, però, per lo Stato italiano Pasquale Bifulco resta un condannato in via definitiva che deve scontare quasi due decenni di cella.