Una richiesta di condanna pesante, che apre ora il dibattito sulla linea sottile tra legittima difesa e reazione eccedente. Si è conclusa la requisitoria del pubblico ministero Federico Sardegna nel processo in Corte d’Assise a carico di Francesco Putortì, il macellaio reggino accusato dell'omicidio di un uomo avvenuto il 27 maggio 2024.

Il fatto risale a quella drammatica mattinata nella frazione di Oliveto di Rosario Valanidi, nella periferia collinare sud di Reggio. Putortì, rientrando a casa, si trovò di fronte due malviventi che avevano fatto irruzione nell'abitazione. I ladri, secondo la ricostruzione, stavano svuotando la casa: contanti, oggetti di valore, i risparmi di una vita e ricordi di famiglia, tutto era stato messo a soqquadro e rovistato senza pietà.

Di fronte a quell’invasione del suo spazio privato, Putortì reagì impugnando un coltello da cucina presente in casa. Ne scaturì uno scontro fatale: il macellaio, accecato dalla rabbia per la violazione subita, colpì uno dei due intrusi, ferendolo mortalmente.

Durante la sua discussione, il pm Federico Sardegna ha ripercorso minuziosamente i fatti di quella giornata. Pur riconoscendo all’imputato le attenuanti generiche, l’accusa ha chiesto per Putortì la condanna a 15 anni e 4 mesi di reclusione. Per la Procura, nonostante il contesto di grave provocazione e l'aggressione subita nella propria dimora, la reazione di Putortì non può essere considerata scriminata, configurandosi piuttosto come un atto di violenza sproporzionata finalizzato a difendere la proprietà privata a costo di una vita umana.

La difesa di Putortì, dal canto suo, ha sempre sostenuto la natura emotiva e istintiva di quel gesto, descrivendo l'imputato come un uomo che, di fronte alla distruzione dei propri affetti e alla minaccia rappresentata da due malviventi in casa propria, ha cercato disperatamente di proteggere la sua vita e quella della sua famiglia.

Il processo proseguirà ora con le arringhe dei legali della difesa, prima che la Corte d’Assise si ritiri in camera di consiglio per emettere il verdetto.