'Ndrangheta, muore in carcere boss condannato all'ergastolo (NOME e FOTO)
La Procura ha immediatamente aperto un'indagine, disponendo l'autopsia per accertare con esattezza le cause del decesso
È morto in cella Edgardo Greco, ex affiliato alla 'ndrangheta cosentina e uno dei criminali più ricercati a livello internazionale. Il 66enne, originario di Cosenza e condannato all'ergastolo in Italia per un duplice omicidio risalente al 1991, è deceduto ieri mattina, domenica, nel penitenziario di Corbas (vicino Lione) a causa di un arresto cardiaco.
La notizia, confermata dal suo avvocato, interrompe di fatto l'iter giudiziario che, a inizio 2025, aveva ricevuto il via libera definitivo del governo francese per la sua estradizione in Italia.

Secondo la ricostruzione fornita dal legale, David Metaxas, l'allarme è scattato intorno alle otto del mattino, quando il compagno di cella si è accorto che Greco era in preda a un grave malore. Nonostante il tempestivo intervento del personale carcerario e dei soccorritori, "il massaggio cardiaco... non è bastato a riportarlo in vita".
La Procura di Lione ha immediatamente aperto un'indagine, disponendo l'autopsia per accertare con esattezza le cause del decesso. L'avvocato Metaxas ha ricordato come, negli ultimi anni, avesse presentato diversi ricorsi per ottenere la scarcerazione del suo assistito per motivi di salute, sottolineando che Greco era "indebolito da una malattia oncologica" e aveva avuto "recenti episodi di malessere".
Edgardo Greco, ritenuto vicino alla cosca Perna-Pranno, era stato condannato al massimo della pena per il brutale duplice omicidio dei fratelli Bartolomeo e Giuseppe Antonio Mirabelli – trucidati a colpi di spranga e mai più ritrovati il 5 gennaio 1991 – e per il tentato omicidio di Emiliano Mosciaro, fatti maturati durante la sanguinosa guerra di 'ndrangheta che dilaniò il Cosentino nei primi anni '90.
Latitante dal 2006, Greco era stato localizzato e arrestato nel 2023 a Saint-Étienne, in Francia, grazie a una complessa operazione interforze nell'ambito del Progetto I-CAN di Interpol. Per anni aveva vissuto sotto la falsa identità di “Paolo Dimitrio”, lavorando come pizzaiolo in diversi locali e arrivando persino a gestire un proprio ristorante.
La sua morte in carcere pone fine a una delle più lunghe vicende investigative della lotta alla criminalità organizzata calabrese, chiudendo il capitolo di un latitante storico che, stando alle parole del suo legale, "non avrebbe voluto tornare in Italia, dove riteneva che la sua vita fosse in pericolo".
