Arrivano le prime decisioni della Corte di Cassazione sull’indagine “Diacono”, condotta dalla Procura della Repubblica di Vibo Valentia.
In data odierna la Suprema Corte ha deciso sui ricorsi presentati contro le decisioni rese dal Tribunale del riesame di Catanzaro (competente per le misure personali) e di Vibo Valentia (competente per le misure reali).

Nello specifico, è stata trattata la posizione personale dell’indagata Michela Licata (avvocati Giovanni Vecchio e Giuseppe Di Renzo) nonché i ricorsi contro i provvedimenti di sequestro presentati da Michele Licata (avvocati Giovanni Vecchio e Francesco Lione), Davide Licata, Rossella Marzano, Michela Licata (tutti difesi dagli avvocati Giovanni Vecchio e Giuseppe Di Renzo).

I giudici di legittimità hanno accolto il ricorso difensivo inerente la misura cautelare applicata a Michela Licata (originariamente sottoposta a custodia in carcere) annullando con rinvio il provvedimento del Tribunale del riesame di Catanzaro. La Corte ha, inoltre, dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla Procura della Repubblica contro la stessa ordinanza del Riesame nella parte in cui aveva escluso la gravità indiziaria per il delitto di corruzione contestato all’indagata. Sul sequestro, poi, la Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio il provvedimento di sequestro che era stato confermato dal Tribunale del riesame di Vibo Valentia. Si tratta delle prime decisioni della Cassazione sull’indagine "Diacono" che avrebbe accertato l’esistenza di un sistema di mercimonio di diplomi connesso all’Accademia Fidia di Stefanaconi.