Liberali per Vibo e Pd intervengono per commentare il ritrovamento: l'uno per annunciare "un progetto di valorizzazione", l'altro per lamentare "una mancata tutela del patrimonio"

La premessa sembra essere per tutti la stessa: il ritrovamento della cripta del '500, riemersa dagli scavi effettuati nella piazza della chiesa di Santa Maria, rappresenta un fatto di una portata eccezionale. E' il ragionamento di fondo che sembra assumere connotazioni diverse. Le reazioni naturalmente cambiano dentro il consiglio di palazzo "Luigi Razza". E se l'amministrazione Costa, attraverso Lorenzo Lombardo dei "Liberali per Vibo", si dice pronta ad avviare una progettualità di valorizzazione, il Pd di Giovanni Russo lamenta una scarsa attenzione secondo lui dimostrata dalla chiusura immediata della "buca".

Un percorso archeologico per Vibo. Di grandissima portata culturale è il ritrovamento, secondo il consigliere comunale Lorenzo Lombardo, il quale conferma «come Vibo sia una città che vanta un rilevante patrimonio archeologico». Un patrimonio da «raccontare e da scrivere» e sul quale l'amministrazione «è pronta ad avviare una significativa progettualità di valorizzazione». E' quanto sostiene, attraverso Lombardo, il gruppo "Liberali per Vibo", che si lancia in una "promessa politica": «lavorare affinché si crei un percorso archeologico sui grandi lastroni di vetro che consentirebbe ai cittadini ed ai turisti di ammirare e comprendere il cuore storico di Vibo. Un cuore antico che batte da molti secoli, vitale e capace di proiettarsi verso il futuro, proprio grazie alla ricchezza del suo passato».

"Un'amministrazione comunale che fa buca". Impietoso al contrario il giudizio di Giovanni Russo, consigliere comunale capogruppo del Pd. «L’amministrazione comunale - dice - guidata dal sindaco Costa potrà essere ricordata per aver fatto “buca”. Il sovrintendente Fabrizio Sudano ha chiesto al sindaco che il cantiere rimanesse aperto per qualche altro giorno al fine di “conciliare ricerca e messa in sicurezza del territorio”. Mentre il sindaco ha deciso la chiusura immediata, non rendendosi minimamente conto che è stata persa una parte di patrimonio unica». E Russo si chiede: «È questo l’amore che si nutre per il passato e per la cultura? Purtroppo possiamo continuare la nostra segnalazione di mancata tutela del nostro patrimonio culturale da parte dell’amministrazione comunale». Una mancata tutela che, da quanto scrive, riscontra nello stato in cui versano i resti «della più antica testimonianza di un battistero in Calabria. Un’opera datata tra IV e V secolo d.C. (epoca in cui quando prendono forma compiuta le diocesi), dei reperti storicamente importantissimi che sono emersi nel corso dei più recenti lavori di sistemazione della piazza San Leoluca. Invece di conservare - chiosa - quello che irrimediabilmente possiamo perdere, l’amministrazione sposta strumentalmente il dibattito pubblico su qualche ceramica contesa con il Museo di Soriano».