«Sgozzò e strangolò marito e moglie», 47enne di Vibo accusato di duplice omicidio (NOME e DETTAGLI)
La verità dell'autopsia inchioda l'imputato vibonese. Il medico legale descrive la ferocia dell'assalto: l'uomo fu sgozzato, la donna uccisa a mani nude
Non è stato il fumo a uccidere Umberto Della Nave e Dina Del Lungo, ma una ferocia lucida e immediata. È quanto emerso nell'aula bunker di Firenze durante la testimonianza della dottoressa Susanna Gamba, il medico legale incaricato di far luce sul duplice omicidio consumatosi a Osteria Nuova, in Toscana, nel dicembre 2023. I risultati degli esami autoptici sgomberano il campo da ogni dubbio: i due coniugi ultraottantenni erano già privi di vita quando l'assassino appiccò il fuoco alla loro abitazione nel tentativo di cancellare le tracce del delitto.
Una dinamica spietata
La relazione tecnica ha descritto una scena di estrema violenza. Umberto Della Nave è stato prima aggredito fisicamente, riportando contusioni al volto e la frattura delle costole; una volta atterrato e immobilizzato, è stato ucciso con un taglio netto alla laringe. Per la moglie, Dina Del Lungo, la morte è sopraggiunta invece per strangolamento. L'assenza di fumo nei polmoni di entrambi i cadaveri conferma che il rogo è stato successivo all'azione omicidiaria.
Alla sbarra, accusato di omicidio volontario, rapina e distruzione di cadavere, siede Antonino La Scala, 47 anni, originario di Vibo Valentia. L'uomo, difeso dall'avvocato Tiziano Barillaro, era presente ieri in aula dinanzi alla Corte d’Assise presieduta dalla dottoressa Silvia Cipriani.
Il tradimento di un legame
Il movente ipotizzato dalla Procura è di natura economica. La Scala conosceva bene la casa e le abitudini dei coniugi: era stato un amico del loro figlio defunto e Umberto, anni prima, gli aveva persino salvato la vita estraendolo da un fosso dopo un incidente stradale. Un legame che aveva spinto l'anziano a prestare denaro al 47enne, come confermato da un'agenda ritrovata tra le macerie con annotazioni firmate proprio dall'imputato.
Secondo la ricostruzione del PM Barbara Bresci, La Scala avrebbe approfittato di questa confidenza per entrare in casa, compiere il massacro e svuotare la cassaforte, nascosta nel vano caldaia. Le chiavi del forziere erano custodite in un posto insolito – un boccale di birra vicino alla TV – un dettaglio che l'assassino sembrava conoscere perfettamente.
Le tracce insanguinate
A tradire il presunto killer sarebbero stati la fretta e il sangue. Durante la fuga, l'assassino avrebbe perso nel giardino sul retro due banconote da 50 euro sporche di sangue, ritrovate dal comandante della stazione di Bagno a Ripoli. Ma non solo: nonostante il tentativo di distruggere tutto con le fiamme, i rilievi scientifici hanno permesso di individuare impronte digitali e macchie ematiche che oggi costituiscono il pilastro dell'impianto accusatorio contro La Scala.
