Si chiude il primo atto giudiziario del processo "Clean Money", il maxi-procedimento istruito dalla Dda di Catanzaro contro quella che, secondo gli inquirenti, sarebbe una pericolosa e autonoma articolazione della ‘ndrangheta, capace di esercitare una pervasiva pressione mafiosa sui quartieri a nord della città. All'esito del rito abbreviato, il Gup Fabiana Giacchetti ha emesso una sentenza che scalfisce, in diversi punti, il solido impianto accusatorio costruito dalla Procura distrettuale, delineando un verdetto misto fatto di condanne, assoluzioni e una prescrizione.
​L'inchiesta aveva dipinto il clan di Gagliano come un sodalizio in forte ascesa. Dalle indagini era emersa la figura di un gruppo criminale nato inizialmente come braccio operativo di influenti famiglie di Isola Capo Rizzuto e Cutro, ma che nel tempo avrebbe cercato di affrancarsi per gestire in proprio il controllo del territorio. Gli inquirenti hanno tracciato un profilo di criminalità totale: estorsioni ai danni di commercianti, traffico di stupefacenti, danneggiamenti e un inquietante tentativo di condizionare la vita politica locale, arrivando persino a gestire l'affissione di manifesti elettorali in cambio di denaro.
​Il dispositivo emesso dal giudice ha ridimensionato sensibilmente le richieste avanzate dall'accusa in sede di requisitoria. Le condanne inflitte ai sei imputati colpevoli risultano, infatti, in molti casi ben al di sotto delle aspettative del pubblico ministero.
Tra le pene più severe spicca quella inflitta a Francescopaolo Morabito (12 anni e 8 mesi), seguita da quella di Emanuele Riccelli (11 anni e 6 mesi) e Manuel Pinto (8 anni e 8 mesi). Condanne minori per Andrea Fava (5 anni e 4 mesi), Sergio Rubino (3 anni e 4 mesi) e Tommaso Rosa (1 anno e 9 mesi).
​Sul fronte delle assoluzioni, il giudice ha sancito l'estraneità ai fatti contestati per cinque persone, tra cui Roberto Corapi, Antonio Procopio e Rodolfo Procopio, che escono di fatto dal procedimento. Per Silvano Mancuso è arrivata l'assoluzione nel merito, in linea con quanto chiesto dalla stessa Procura, mentre per Antonio Donato è stata dichiarata la prescrizione del reato, dopo l'esclusione dell'aggravante mafiosa.
​Se per gli imputati del rito abbreviato il sipario sul primo grado è calato, la partita giudiziaria è tutt'altro che conclusa per il resto della compagine criminale coinvolta nell'inchiesta. Altri quarantadue imputati, che hanno scelto di proseguire con il rito ordinario, sono stati rinviati a giudizio. Per loro, l'appuntamento decisivo è fissato per il prossimo 25 marzo, quando prenderà il via il dibattimento in aula: sarà quella la sede in cui le accuse dovranno misurarsi nuovamente con il vaglio del contraddittorio, confermando o smentendo le tesi degli inquirenti sulla reale capacità offensiva del clan di Gagliano.