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Una frase pronunciata in carcere e riemersa da un’intercettazione potrebbe pesare sulle ultime battute di uno dei processi più delicati sulla stagione delle stragi mafiose degli anni Novanta. È l’effetto delle parole attribuite al boss della 'ndrangheta Pino Piromalli, che in una conversazione del 2022 avrebbe definito i fratelli Giuseppe e Filippo Graviano «due ragazzi seri», riferimento finito al centro del processo d’appello bis “‘Ndrangheta stragista” in corso a Reggio Calabria.

Alla sbarra ci sono il boss palermitano Giuseppe Graviano e Rocco Santo Filippone, ritenuto esponente di vertice della cosca Piromalli, accusati di essere i mandanti dell’omicidio dei carabinieri Antonino Fava e Vincenzo Garofalo, uccisi il 18 gennaio 1994, e di altri attentati contro militari dell’Arma.

Le dichiarazioni intercettate nell’ambito dell’inchiesta “Res Tauro” hanno spinto la Corte d’Assise d’Appello a riaprire l’istruttoria dibattimentale, accogliendo una richiesta della Direzione distrettuale antimafia reggina. Secondo l’accusa, quelle parole confermerebbero rapporti e convergenze tra esponenti apicali di Cosa nostra e della ’ndrangheta nel contesto della strategia stragista che insanguinò l’Italia nei primi anni Novanta.

L’attenzione è ora concentrata sull’udienza del 22 giugno. La difesa di Giuseppe Graviano ha infatti annunciato che il boss di Brancaccio intende rendere dichiarazioni spontanee davanti alla Corte. Un intervento atteso che potrebbe incidere sulle fasi finali del processo e sul quadro accusatorio relativo ai presunti collegamenti tra le due organizzazioni mafiose nella stagione degli attentati.