All'incontro, promosso a Tropea dall'associazione culturale attiva da 22 anni sul territorio, centrale la relazione dei giovani industriali diretti da Mario Romano

Un salotto culturale, in cui si sono confrontati imprenditori, istituzioni, professionisti e illustri intellettuali, soprattutto tanti giovani. Questo è stato l'incontro promosso a Tropea dall'associazione culturale "Anthropos", attiva da 22 anni e con un’attenzione particolare al tema dell’integrazione europea. Nel corso della manifestazione è intervenuto il presidente dei giovani imprenditori di Confindustria Calabria e Mezzogiorno, Mario Romano, il quale ha attraversato nella sua relazione le varie tematiche relative alla formazione, ricerca e innovazione, delineando il profilo di un nuovo stile imprenditoriale e tratteggiando le caratteristiche di una nuova generazione di cittadini seri e consapevoli.

Puntare sull'innovazione. «Mi sono state fatte domande di economia, di etica, di politica, di marketing, specialmente sulla situazione della Calabria e del Mezzogiorno. Come ho detto, i primi ambasciatori del brand Calabria siamo noi stessi. Per questo - dichiara - dobbiamo innanzitutto avere il coraggio di capire quando è il momento di cambiare». L’innovazione più importante e più profonda infatti, quella più necessaria per Mario Romano è “l’innovazione di pensiero”. «Tecnologie all’avanguardia, robotica applicata, work-flow efficiente, risorse umane d’eccellenza, prodotti di alta qualità, sono elementi necessari - dice - ma tutto questo servirebbe a poco senza una mentalità al passo coi tempi». Tra le qualità di chi fa impresa, «oggi occorre una visione globale orientata ai mercati europei, capacità di competere su mercati che cambiano in fretta, intuito nel rispondere alle esigenze di nuovi modelli di consumo, responsabilità verso il proprio territorio».

Lo scambio tra generazioni vecchie e nuove. «Io avverto chiaramente nelle persone una energia interiore pronta ad uscire e ad edificare qualcosa di buono, di positivo, di bello - aggiunge -. Le persone si emozionano perché si riconoscono quando parliamo di made in Italy, di eccellenza, di stile, e continuano a mandarmi segnali di apprezzamento anche in seguito. Questo mi succede sempre più spesso e io continuo a chiedermi perché». Certamente per l’empatia che il ruolo di rappresentanza esprime, ma forse anche perché la gente cerca delle risposte, e le istituzioni non riescono a darle. Fatto sta che nomi storici e prestigiosi della cultura, sia giovani intellettuali, imprenditori, professionisti e giovani, si ritrovano nelle parole di Mario Romano, nella capacità di mettere d’accordo vecchie e nuove generazioni. «Credo che in qualche modo siamo tutti accomunati da una urgenza interiore che non riusciamo, nemmeno volendo, a canalizzare verso i soggetti che storicamente ricoprivano ruoli di guida, di punti di riferimento e leadership, perché questi hanno perso la credibilità e la fiducia».

"Dare ai giovani". «La mia vocazione è sempre stata quella di “dare” ai giovani, in questa occasione ho anche “ricevuto” da figure illustri che hanno fatto cultura, ricerca e innovazione prima di noi, e hanno contribuito negli anni alla nostra crescita sociale e culturale. Io cerco ogni giorno di trasferire a chi vive con me, sia ai miei collaboratori in azienda sia in ambito associativo con Confindustria, uno stile imprenditoriale, ma soprattutto un atteggiamento personale positivo che miri all’eccellenza».