"Apprezzo tutti coloro che manifestano dispiacere per questa vicenda, ma bisogna assolutamente scindere la persona Lucano dall'idea che lui ha posto in essere a Riace, perché sull'idea si può dibattere, si può discutere. C'e' chi dice che l'accoglienza non va bene, c'è chi dice che è l'unica strada possibile. Il problema è la realizzazione di quell'idea e non possiamo consentire, come stato italiano, come istituzione della Repubblica, che qualcuno persegua un'idea passando bellamente sopra i principi e sopra le norme, altrimenti consentiremmo a chiunque di predicare quelli che sono i propri convincimenti infischiandosene delle leggi. Tutto qui". Lo ha detto stamane a "Radio anch'io" il Procuratore capo di Locri, Luigi D'Alessio, in merito all'arresto del sindaco di Riace, Domenico Lucano, che ha suscitato aspre polemiche.

Il magistrato è al centro di polemiche per l'indagine su Lucano, considerato simbolo dell'accoglienza e del "modello" innovativo sperimentato a Riace. A "Radio anch'io", il procuratore capo di Locri, Luigi D'Alessio, ha risposto a quanti si chiedevano come mai il suo ufficio non si occupi di criminalità organizzata, dedicandosi a inchieste come quelle sul sindaco di Riace: "Noi non abbiamo assolutamente nessun processo di 'ndrangheta, perché della 'ndrangheta si occupa la Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria. Qualora emergano fatti riguardanti la criminalità organizzata, noi trasmettiamo gli atti alla procura distrettuale di Reggio Calabria con cui siamo in contatto e collaborazione assoluta e totale". Una specificazione tecnica, per difendersi dalla rabbia del "popolo" di Lucano: "Noi - ha spiegato - ci occupiamo di reati legati alla criminalità cosiddetta comune, della pubblica amministrazione, dell'inquinamento, di tante altre ipotesi di reato che finiscono poi col danneggiare i cittadini comuni, la popolazione, non di criminalità organizzata. Quindi - ha rimarcato - non è' che non perseguiamo la criminalità organizzata; se ne occupa un'altra procura della Repubblica".

Il procuratore si è poi soffermato su alcuni aspetti dell'indagine. Già il Gip, infatti, non ha avallato la maggior parte dei capi di imputazione predisposti dagli inquirenti: "Sono sempre rispettoso delle decisioni del giudice, ma stiamo redigendo motivi di impugnazione. Credo e temo che il Gip sia rimasto un pò anche schiacciato dalla quantità di indagini che gli sono piovute addosso e ritengo che non abbia vagliato tutto il panorama probatorio che gli è stato messo a disposizione. Noi - ha proseguito - porremo all'attenzione del Tribunale del Riesame il panorama probatorio, perché invece riteniamo che gli elementi siano ben sufficienti per ritenere configurate anche le ipotesi di reato che abbiamo portato all'attenzione del Gip. Io non ho la possibilità di stabilire, una volta che individuo un'ipotesi di reato, quali siano le conseguenze politiche e sociologiche del reato che perseguo, altrimenti apriremmo la strada alla discrezionalità: poiché non è opportuna quest'azione penale, me la metto in saccoccia o nell'armadio. Bisogna sempre avere a riferimento un modello astratto. Non credo che a nessuno degli italiani piacerebbe un modello simile, in cui è dato a qualcuno decidere cosa fare e cosa non fare".