Duro colpo al clan di Archi che, per gli investigatori del Comando provinciale della Guardia di Finanza, ha accumulato illecitamente un patrimonio milionario

di MIMMO FAMULARO

E' un patrimonio di circa 27 milioni di euro sequestrato e confiscato ai Fontana, uno dei clan che gli investigatori del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria inquadrano come dominante nel quartiere Archi.

Il clan dei Fontana. Il provvedimento è stato eseguito su impulso della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria e coinvolge, in particolare, Giovanni Fontana, 71 anni, imprenditore, ritenuto a capo dell'omonimo clan, i figli Antonino, Francesco Carmelo, Giuseppe Carmelo e Giandomenico Fontana, tutti attualmente reclusi per i reati di associazione per delinquere di tipo mafioso e trasferimento fraudolento di valori aggravato dalle finalità mafiose. "Tale provvedimento - spiega in un comunicato stampa il procuratore capo della Procura di Reggio Federico Cafiero De Raho - rappresenta l’epilogo dell’articolata e capillare attività investigativa svolta dal Nucleo di Polizia Tributaria - GICO di Reggio Calabria, che ha permesso di accertare un’ingiustificata discordanza tra il reddito dichiarato e il patrimonio a disposizione, direttamente o indirettamente, di Giovanni Fontana e dei suoi familiari".

giovanni-fontana-121010211356_bigIl profilo di Giovanni Fontana. Il provvedimento odierno trae spunto anche dalla risultanza investigative delle operazioni "Olimpia" e "Athena", entrambe coordinate dalla Dda reggina, che hanno consentito di accertare la posizione dominante all'interno del clan di Giovanni Fontana. Per gli investigatori l’elevato spessore criminale di quest’ultimo è, tra l’altro, testimoniato dalla sua partecipazione, in seno alle consorterie della 'ndrangheta reggina, a gruppi organizzati di stampo mafioso nonché dal suo ruolo e dalla sua militanza tra le file del cosiddetto “gruppo separatista” che, per i gravi fatti di sangue commessi, ha sconvolto la città di Reggio Calabria nella "Seconda guerra di mafia", tra il 1985 e 1991.  "In particolare, Fontana, dopo una prima fase della guerra di mafia, durata sino al gennaio '88, nel corso della quale aveva rivestito la carica di uno dei capi dello schieramento antidestefaniano, era entrato - spiega il procuratore De Raho - in ombra per l’assunzione diretta della regia delle operazioni “belliche” da parte di Pasquale Condello, classe '50, detto il “Supremo”, scarcerato nel gennaio '88, continuando però a guidare l’omonimo raggruppamento criminale. Nella successiva fase della seconda guerra di mafia, invece, lo stesso avrebbe avuto un ruolo superiore rispetto a quello di capo dell’omonima consorteria mafiosa ponendosi al vertice di una federazione tra le cosche Condello, Fontana, Rosmini, Imerti, Serraino (lo schieramento antidestefaniano) impegnate nella lotta per il predominio sulla città di Reggio Calabria”.
Nel corso degli anni, inoltre, Giovanni Fontana, nonostante la carcerazione e la latitanza, è riuscito - avvalendosi dei figli e di altri soggetti insospettabili - a mantenere una posizione di rilievo all’interno del panorama delle cosche operanti nel territorio di Reggio Calabria.

Il controllo di Leonia Spa. Come emerso nell’operazione “Athena” la cosca Fontana è, infatti, riuscita ad assicurarsi il controllo di una delle società miste partecipate dal Comune di Reggio Calabria, la “Leonia Spa", affidataria del servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani. Più in generale, la cosca Fontana - grazie al “permesso” delle altre consorterie criminali della città - ha acquisito il controllo delle attività economiche legate al settore dello smaltimento dei rifiuti e della distribuzione di carburante nonché della raccolta delle somme necessarie per il pagamento delle tangenti da corrispondere alle altre cosche che - una volta resesi conto della rimuneratività di tali affari - hanno preteso la loro parte.

I beni confiscati.  Sigilli a cinque imprese operanti nei settori della riparazione e rivendita di autoveicoli, commercio al dettaglio di carburanti per autotrazione e compravendita di immobili, 14 fabbricati,  20 terreni,  43 automezzi e di diversi rapporti finanziari personali e aziendali. In particolare il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria - in esecuzione dei pertinenti decreti emessi dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria - ha proceduto:

? ad applicare la misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale di p.s. a
FONTANA Giovanni cl. 45 per la durata di anni 5, al figlio Antonino per la durata di anni 4 e
ai figli Francesco Carmelo, Giuseppe Carmelo e Giandomenico per la durata di anni 3;

? a sottoporre a confisca l’intero patrimonio aziendale di 5 imprese, di n. 11 fabbricati, di n. 20 terreni, di n. 43 automezzi nonché diversi rapporti finanziari nonché a sequestrare n. 3 fabbricati per un valore complessivo stimato in circa 27 milioni di euro.

‘Ndrangheta: Guardia di finanza sequestra e confisca a cosca Fontana 27 milioni (LEGGI QUI)