Il consigliere regionale interviene sull'incidente istituzionale verificatosi domenica scorsa a Vibo, dopo le parole del segretario regionale Pd

"La sortita politica di Magorno raggiunge, obiettivamente, vette letterarie impensabili. Le denunciate trame oscure, sottilissime e argute, ordite dal centrodestra per screditare l’onorevole Censore e assestare un colpo definitivo alle sacrosante ragioni del Sì referendario sono al limite del Premio Nobel. Bob Dylan può fare a meno di ritirare il controverso riconoscimento e l’Accademia svedese può volgere lo sguardo in terra di Calabria. Alla fin fine, la dietrologia spadroneggia e giunge a conclusioni impensabili. Sorprende come non sia stato tirato in ballo Trump che per fare dispetto a Obama tifa naturalmente per il No referendario".

Così il consigliere regionale Giuseppe Mangialavori commenta le parole del segretario regionale Pd Ernesto Magorno pronunciate, a mezzo stampa, in merito allo "scontro" che ha visto contrapporsi di recente a Vibo il sindaco Elio Costa e il deputato dem Bruno Censore. "A questo punto non rimane che attendere un’ufficiale presa di posizione della fantasia che si dissocerà dalla realtà con veemenza e fermezza. Giusto per dire qualcosa di banalmente prosaico, forse - afferma Mangialavori - occorre spendere due parole. Il litigio che ha coinvolto il sindaco di Vibo e un deputato del maggiore partito d’Italia ha avuto un’eco massmediatica notevole e non poteva essere diversamente. Le implicazioni di natura umana - sostiene - hanno indotto Forza Italia, principale soggetto di centrodestra, a non intervenire pubblicamente. Perché, cosa che probabilmente l’onorevole Magorno sottovaluta, anche in politica, in alcune circostanze, il silenzio è d’oro. In altre, addirittura di platino".