'Ndrangheta: clan Tegano, legami con politici, insospettabili e "colletti bianchi"
Inchiesta "Il Padrino". Le decisioni del gup distrettuale di Reggio Calabria. In 16 vanno con il rito abbreviato, in 10 a giudizio
Si è conclusa l'udienza preliminare relativa all'operazione antimafia "Il Padrino" andata a colpire il potente e storico clan Tegano di Archi. Il gup distrettuale di Reggio Calabria ha rinviato a giudizio 10 imputati, mentre 16 sono stati ammessi al rito abbreviato. I rinviati a giudizio sono: Silvana Marra, 31 anni, di Reggio Calabria; Vincenza Marra, 32 anni, di Reggio; Giuseppe Surace, 45 anni, di Reggio; Giuseppa Serafino, 48 anni, di Reggio; Giuseppina Richichi, 53 anni, di Bagnara Calabra; Antonio Rechichi, 76 anni, di Delianuova; Antonia Rappoccio, 50 anni, di Reggio; Giuseppe Morabito, di Reggio; Antonino Morabito, pure lui di Reggio; Vincenzo Serafino, di Reggio. Per loro il processo inizierà il 26 gennaio prossimo dinanzi al Tribunale collegiale di Reggio Calabria.
Gli abbreviati. Processo con rito abbreviato, invece, per 16 imputati che, in virtù della scelta del rito alternativo, in caso di condanna usufruiranno di uno sconto di pena pari ad un terzo. In questo caso, il processo "allo stato degli atti" dinanzi al gup inizierà il 19 febbraio. In tale data dinanzi al gup compariranno: Vincenzino Zappia, 47 anni, di Reggio; Francesco Caponera, 39 anni, di Reggio; Stefano Costantino, 47 anni, di Reggio; Francesco Giunta, 40 anni; Antonio Lavilla, 40 anni, di Reggio; Antonio Malara, 36 anni, di Reggio; Domenico Malara, 39 anni, di Archi, frazione di Reggio; Giovanni Malara, 70 anni, di Archi; Paolo Malara, 41 anni, di Reggio; Sergio Malara, 34 anni, di Archi; Francesco Marino, 48 anni, di Reggio; Francesco Pellicano, 61 anni, di Archi; Giovanni Pellicano, 63 anni, di Archi; Domenico Saraceno, 70 anni, di Reggio; Giorgio Saraceno, 32 anni, di Reggio; Emilio Tiara, 47 anni, di Reggio.
Per altri due indagati la posizione è stata invece stralciata. Si tratta di Andrea Giungo, 43 anni, di Reggio Calabria, e Edmondo Branca, 36 anni di Reggio Calabria.
Le accuse. Associazione mafiosa, favoreggiamento e procurata inosservanza di pena i reati, a vario titolo, contestati agli imputati. Al centro dell'inchiesta, il clan al cui vertice viene collocato Giovanni Tegano (in foto), lo storico boss della 'ndrangheta di Archi e dell'omonimo clan protagonista della guerra di mafia (1985-1991) con il cartello alleato dei Libri e dei De Stefano schierati contro i Condello-Imerti-Rosmini-Serraino che ha provocato quasi 700 morti ammazzati in riva allo Stretto.
Giovanni Tegano, per anni fra i latitanti più ricercati d'Italia, è stato catturato a Terreti nel 2010.
Elementi importanti del clan sarebbero stati i generi di Giovanni Tegano, ovvero Michele Crudo e Carmine Polimeni, Antonio Lavilla ed Edmondo Branca.
Francesco Pellicano, medico biologo, primario del Reparto di analisi dell'ospedale di Polistena, sfruttando le proprie funzioni e la sua collocazione sociale, è invece accusato dalla Dda di essere stato costantemente a disposizione del clan Tegano.
Giovanni Pellicano, infine, secondo gli atti dell'inchiesta "Il Padrino" avrebbe nel 2010 fatto campagna elettorale per Antonino De Gaetano, all'epoca consigliere regionale uscente, ricandidato con Rifondazione Comunista ed oggi con il Partito democratico (assessore nella giunta di Mario Oliverio sino ai nuovi guai giudiziari con l'inchiesta "Rimborsopoli" che l'ha posto agli arresti domiciliari).
Nel 2010 De Gaetano è stato rieletto in Consiglio regionale nelle fila di Rifondazione comunista con una messe ingente di voti. Nel rifugio del super latitante Giovanni Tegano, ed in particolare nella stanza dove il boss è stato poi catturato, la polizia ha trovato numerosissimi fac-simili, "santini", ed altro materiale elettorale del politico. Circostanza, quest'ultima, che ha indotto gli inquirenti ad ipotizzare il sostegno elettorale da parte del potente casato mafioso dei Tegano di Archi in favore di Nino De Gaetano.
