Sanità, il Comitato per la Difesa della Legalità: "La classe politica non ha vigilato"
"Con ordinanza n.630 del 03.02.2020 il Capo del Dipartimento di Protezione Civile, al fine di assicurare il coordinamento degli interventi necessari per fronteggiare l’emergenza Sanitaria connessa alla patologia derivante da agenti virali trasmissibili, ha disposto di avvalersi di soggetti attuatori prevedendo, al contempo, il trasferimento di risorse finanziarie per l’attuazione degli interventi relativi, anche a mezzo di anticipazioni. Con successivo decreto del 27.02.2020, è stato nominato soggetto attuatore il Presidente della Regione Calabria con il compito di assicurare il più efficace coordinamento delle attività poste in essere dalle strutture della Regione nei settori della Protezione Civile e della Sanità per la gestione dell’emergenza sanitaria connessa all’insorgenza delle patologie di cui all’ordinanza 630/2020. Dunque sin dal Febbraio scorso il Presidente della Regione, in qualità di soggetto attuatore, era tenuto a garantire la realizzazione degli interventi finalizzati a fronteggiare e contenere il contesto emergenziale sanitario della Calabria avvalendosi, anche, delle risorse finanziarie che erano state assegnate".
E' quanto scrive in una nota il Comitato per la Difesa dell’Ambiente e della Legalità presieduto da Samantha Mercadante.
"Il 5 Marzo il Presidente, dopo aver dato atto che la situazione emergenziale sanitaria imponeva l’assunzione immediata di ogni misura adeguata per impedire l’evolversi del contesto epidemiologico, delegava le funzioni di soggetto attuatore al dirigente delle UOA di Protezione Civile e al dirigente generale del Dipartimento della Salute e politiche sanitarie. Nel settembre scorso il Presidente è stato revocato come soggetto attuatore ma, stranamente, i suoi delegati sono ancora in carica. Sta di fatto che, nonostante siano decorsi ben 7 mesi dalla nomina e pur disponendo di risorse economiche, appare evidente che non sono stati adottati quegli interventi che avrebbero dovuto fronteggiare l’emergenza sanitaria".
"Senza considerare che il Commissario, nonostante la Signora Maria - prosegue la nota - non è riuscito ad incidere in alcun modo sullo stato di fatto che ha trovato all’atto dell’insediamento, né dal punto di vista finanziario né dal punto di vista sanitario. In conclusione, si può ben dire che le ragioni per le quali la Calabria è stata inserita nella Zona Rossa sono decisamente riconducibili al soggetto attuatore e al Commissario e, cioè, proprio a quei due soggetti che erano stati individuati dal Presidente del Dipartimento della Protezione civile e dall’allora Governo per risolvere, o quantomeno migliorare, la situazione sanitaria nella nostra terra".
"D’altro canto non si possono - si ribadisce ancora - tralasciare le responsabilità di tutta la classe politica calabrese, che non ha vigilato sulla tutela della salute dei propri cittadini e non ha utilizzato tutti quegli strumenti che l’ordinamento giuridico mette a sua disposizione per difendere questi ultimi".
"Appare, infine, evidente - conclude la nota del Comitato per la difesa dell'Ambiente e della Legalità - che tra tutti le maggiori responsabilità, anche deontologiche, ricadono su quei tanti politici calabresi, in particolare sui rappresentanti vibonesi in Parlamento, che sono anche medici, perché questi a differenza dei loro “colleghi” solo politici avrebbero dovuto avere anche le competenze tecniche per meglio capire cosa (non) stava accadendo".
