Si consuma lo strappo nella Lega di Vibo Valentia. A dare il fuoco alle polveri il militante vibonese Mino De Pinto che spara a zero contro il coordinatore provinciale Antonio Piserà, accusato di essere "un individualista".

De Pinto all'attacco. E ancora:  "Le sue sue scelte sono univoche e individualiste, non esiste la partecipazione, il dibattito e condivisione delle scelte strategiche all’interno del partito. Democrazia, a mio avviso, significa confronto, dibattito, condivisione. È l’essenza stessa dell’anima del partito, ma quando questa manca, manca lo stesso partito. Siamo tutti noi a creare, dare slancio sociale e prospettive alla crescita di esso, ma in un territorio in cui la Lega non ha una storia, non ha una presenza ancora forte e radicata sui territori, l’individualismo non giova, anzi lo rende fragile".


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La posizione di Riga. Dalla parte di De Pinto si è schierato il vicecoordinatore del partito Raffaele Riga: "Piserà doveva aprire già un dialogo e un confronto per evitare che la situazione arrivasse a tal punto, senza perdere del tempo utile, anche perché i rancori all’interno di un partito non giovano e nemmeno l’arroccarsi su posizioni di autorità. Ascoltare e mettersi in una posizione di apertura al dialogo richiede grande allenamento e forza di volontà, propensione a venirsi incontro. In un dialogo che sia reale e fruttuoso i militanti, infatti, devono trattarsi alla pari, stare a sentire con empatia l’altro e condividere la volontà di raggiungere un punto comune di mediazione. Mi sarei aspettato che gli organi superiori del partito si fossero attivati a ruolo di mediatori, divenendo arbitri di una partita che non si sarebbe dovuta mai giocare, se le parole fossero state ascoltate".

La replica di Piserà. Piserà ha affidato alla sua pagina facebook la risposta nella quale ha richiamato il codice etico del partito e i guai giudiziari di De Pinto: "Nella Lega ci vuole trasparenza - questo in sintesi il suo pensiero - l'iscritto De Pinto agisce per risentimento personale in quanto aspirava a ruoli che non gli possono essere affidati fino a quando non risolve le sue pendenze con la giustizia".