'Ndrangheta nel Vibonese: condanne definitive (NOMI)
Quattro condanne sono diventate definitive, mentre per altri sette imputati è stato disposto l’annullamento con rinvio ad altra sezione della Corte d’Appello di Catanzaro. E' quanto deciso dalla Cassazione in merito al maxiprocesso “Petrolmafie-Dedalo”, scaturito da un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Tutti gli undici imputati avevavo scelto il rito abbreviato. Intanto, prosegue dinanzi alla Corte d’Appello di Catanzaro il giudizio di secondo grado per altri 49 imputati, che hanno scelto il rito ordinario. Tra le accuse contestate: associazione mafiosa, estorsione, riciclaggio, intestazione fittizia di beni, frode fiscale, emissione e utilizzo di fatture false, fino alla contraffazione dei documenti di trasporto per carburanti. I reati sono aggravati dall’agevolazione di associazioni di stampo ‘ndranghetistico.
Le condanne definitive
Francesco Antonio Anello, di Filadelfia, considerato affiliato all’omonimo clan;
Pasquale Gallone, di Nicotera, ritenuto braccio destro del boss Luigi Mancuso;
Giuseppe Barbieri, di Sant’Onofrio, fratello del collaboratore di giustizia Onofrio Barbieri;
Daniele Prestanicola, imprenditore di Maierato.
Sono stati inoltre respinti i ricorsi delle difese, mentre gli imputati sono stati condannati a risarcire le parti civili: i Comuni di Sant’Onofrio, Vibo Valentia, Limbadi, la Provincia di Vibo, l’associazione antiracket e antiusura della Provincia di Vibo e la Cooperativa Po.Ro. Edile. Per ciascuna parte civile è stato disposto un rimborso di 3.686 euro, oltre accessori di legge.
Gli annullamenti con rinvio, invece, per Salvatore Giorgio, condannato in Appello a 7 anni, 9 mesi e 20 giorni; Domenico Rigillo, condannato a 7 anni, 1 mese e 3 giorni; Alessandro Primo Tirendi, 6 anni, 7 mesi e 20 giorni; Giovanni e Armando Carvelli, rispettivamente a 3 anni, 3 mesi e 20 giorni e 3 anni, 1 mese e 20 giorni; Orazio Romeo, 3 anni e 10 mesi; Vincenzo Fera Falduto, 2 anni, 9 mesi e 20 giorni.
L’inchiesta, il cui blitz scattò l’8 aprile 2021, aveva portato a smantellare un presunto consorzio tra organizzazioni criminali teso all’oligopolio nel settore carburanti. Il progetto di espansione commerciale avrebbe avuto tra i protagonisti i Mancuso di Limbadi – nelle figure, sempre secondo gli investigatori, di Luigi e Silvana Mancuso – che avrebbero avuto nelle società dei fratelli D’Amico, Giuseppe e Antonio, di Piscopio, il terminale operativo. Nel particolare il clan Mancuso attraverso questi ultimi avrebbero anche puntato al mercato kazako dei carburanti.
