'Ndrangheta, nel mirino i lavori in una parrocchia del Vibonese
Tra le vicende ricostruire nell'ambito dell'inchiesta "“Petrolmafie” (che in abbreviato ha già portato alla condanna di Francescantonio Anello, condannato a 7 anni di reclusione; Giuseppe Barbieri, condannato a 6 anni; Pasquale Gallone, condannato a 6 anni e Daniele Prestanicola, condannato a 7 anni), rientrano i lavori per il complesso parrocchiale di Pizzo “Risurrezione di Gesù”. Un progetto commissionato dalla Diocesi Mileto-Nicotera-Tropea, per un importo complessivo di 4.579.654,22 di euro. L’impresa appaltatrice era la Cooper Po.Ro Edile, società cooperativa di Rombiolo, nel Vibonese, mentre il direttore di cantiere era il geometra Mario Stefano Pata, da anni dipendente della cooperativa. Tutti gli imputati, poi condannati, avevano stretto un accordo collusivo – scrive il giudice nelle motivazioni – che mirava «alla imposizione esterna della scelta delle ditte destinate ad eseguire di fatto i lavori e servizi occorrenti, alla imposizione dei prezzi e delle condizioni di lavoro». E le intercettazioni hanno confermato la spartizione tra le consorterie dei lavori di costruzione del nuovo complesso parrocchiale di Pizzo, che hanno collaborato tra loro «nell’ottica di un controllo totale e condiviso del territorio, così fornendo uno spaccato allarmante della sottoposizione dell’appalto al predominio mafioso». L'inchiesta in questione è coordinata dalla Dda di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri.
Il reato di estorsione, per come riporta il "Corriere della Calabria", riguarda in particolare l’imposizione delle ditte Prestanicola e Ruccella alla Cooper. Po. Ro. Edile, in particolare al geometra Pata dipendente da svariati anni e che ha intrattenuto rapporti diretti con i soggetti coinvolti nella vicenda. Come è emerso dal processo, infatti, Pata ha assecondato l’ingresso delle ditte nei lavori per la realizzazione della chiesa non «per la loro capacità tecnica – scrive il giudice nelle motivazioni – quanto per una forma di imposizione di Gallone (diretto interlocutore di Pata, a sua volta referente del clan diretto da Luigi Mancuso), alle cui pretese, per “quieto vivere”, non poteva obiettarsi. E Pata «non ha svolto alcun ruolo nella selezione delle ditte, ma ha subito anche danni economici derivanti dall’imposizione di prezzi maggiori». La sottomissione della “Cooper Po.Ro. Edile” «emerge peraltro – scrive il giudice – anche dal contegno tenuto dal duo Mancuso-Gallone che, dal primo momento, si sono posti quali domini del cantiere, dettando regole e scegliendo ditte, che Pata non poteva che limitarsi ad accettare».
