'Ndrangheta, stangata ai clan: 18 condanne (NOMI)
Il giudice dell’abbreviato chiude il primo capitolo dell’inchiesta che ha sgretolato il potere mafioso, infliggendo pene pesanti e riconoscendo il risarcimento alle parti civili
Il procedimento scaturito dall’operazione “Scolacium” si è concluso con una sentenza che ridisegna gli equilibri giudiziari nel territorio a sud di Catanzaro. Il gup Arianna Roccia ha pronunciato 18 condanne, alcune molto severe, e quattro assoluzioni, confermando in larga parte il quadro accusatorio costruito dalla Direzione distrettuale antimafia.
Secondo gli inquirenti, i gruppi criminali coinvolti avevano instaurato un sistema di controllo radicato, capace di condizionare attività economiche, rapporti sociali e perfino la vita amministrativa locale. Il rito abbreviato ha permesso di definire un primo filone del procedimento, con pene che arrivano fino a vent'anni di reclusione.
Le condanne
Il tribunale ha comminato pene diversificate, valutando ruoli, responsabilità, collaborazioni con la giustizia ed episodi di particolare gravità. Tra i più colpiti dalla sentenza figura Gennaro Felicetta, condannato a 20 anni. Seguono, tra gli altri:
- Pietro Abbruzzo, 11 anni e 11 mesi;
- Francesco Bruno, 11 anni e 4 mesi;
- Massimo Citraro, 11 anni e 8 mesi;
- Danilo Vitellio, 11 anni e 8 mesi;
- Vincenzo Tolone, 9 anni e 4 mesi;
- Antonio Paradiso, 8 anni.
Il gup ha inoltre inflitto pene inferiori ad altri imputati, fra cui collaboratori di giustizia e figure ritenute di livello operativo. Tra questi:
- Bruno Abbruzzo, 7 anni e 4 mesi;
- Giuseppe Critofaro, 6 anni e 8 mesi;
- Luciano Babbino, 6 anni e una multa di 4.445 euro;
- Stefano Bevilacqua, 3 anni e 4 mesi;
- Domenico Falcone, 3 anni e 4 mesi;
- Matteo Catroppa, 1 anno, 4 mesi e 20 giorni;
- Rocco Ceravolo, 6 mesi con pena sospesa.
Tra i collaboratori di giustizia, il gup ha riconosciuto lo sconto dovuto al percorso di cooperazione:
- Salvatore Danieli, 4 anni e 4 mesi;
- Sandro Ielapi, 4 anni e 8 mesi;
- Santo Mirarchi, 1 anno e 4 mesi.
Le assoluzioni e le posizioni prosciolte
Sono invece usciti completamente dal processo:
- Paolo Bova, assolto “perché il fatto non sussiste”;
- Davide Cristofaro, assolto “per non aver commesso il fatto”;
- Franco Macario, assolto con formula piena.
Per Ilario Sestito, invece, il giudice ha dichiarato il non doversi procedere per estinzione del reato dovuta a difetto di procedibilità.
I risarcimenti e il ruolo delle parti civili
Il gup ha riconosciuto il diritto al risarcimento per il Ministero dell’Interno e per il Commissario antiracket, parti civili nel processo. Dovrà essere invece il giudice civile a quantificare il risarcimento per Arturo Bova, ex presidente della Commissione regionale antimafia, vittima di due incendi dolosi riconducibili – secondo l’accusa – al clima di intimidazione ricostruito nell’indagine.
