Il coinvolgimento di due sacerdoti in un fascicolo d'indagine nell'ambito del quale la Direzione distrettuale antimafia ne ha chiesto il rinvio a giudizio per estorsione, ha preso corpo un muro contro muro tra la Curia vescovile di Mileto e la Dda di Catanzaro guidata dal procuratore distrettuale Nicola Gratteri. Quest'ultimo ha replicato con gli atti e le carte alle insinuazioni della diocesi, chiarendo che non di malevolenza si tratti, ma di ipotesi di reato fondate su prove ed atti ben definiti. Le tensioni tra la Chiesa e le istituzioni sono riemerse in questi giorni a distanza di tempo, ma non costituiscono una novità assoluta. Rapporti incrinati ormai da qualche anno, almeno dai tempi dell'affruntata di Sant'Onofrio, sospesa per ingerenze della 'ndrangheta. Le contrapposizioni, tra affruntate e processioni -come scrive stamattina la Gazzetta del Sud - non sono mai state appianate. Nel novembre di cinque anni addietro, ricorda il quotidiano messinese, durante la Festa dell'Arma era stato il vescovo a ristabilire i ruoli tra chiesa e stato, chiesa e magistratura, chiesa e forze dell'ordine, evidenziando che "le interferenze dei ruoli possono possono ostacolare il raggiungimento di obiettivi". Non bisogna dimenticare l'incidente diplomatico che, sempre in quella fase, fece saltare la visita del vescovo in prefettura e la provocazione del periodico della Diocesi, "Comunità in cammino" che si chiedeva "inchinarsi a chi?". Ora, il botta e risposta con Nicola Gratteri che, in un pomeriggio domenicale, ha sentito l'esigenza di prendere carta e penna per smontare le ricostruzioni del vescovo. E lo ha fatto con gli atti e non con le parole e le allusioni.