Rinascita, De Filippis dopo l'assoluzione: “Mai persa la fiducia nello Stato”
Si è svegliato da un incubo, che lo ha, sicuramente e naturalmente, segnato nel profondo. Ma alla fine è riuscito a dimostrare di essere una persona perbene: assolto di recente con formula piena. Coinvolto nell'inchiesta contro i clan vibonesi, denominata "Rinascita Scott", l'ex assessore all'Ambiente del Comune di Vibo, Vincenzo De Filippis, ha raccontato la sua esperienza in una lunga intervista rilasciata a "Gazzetta del Sud".
Nel cuore della notte il tintinnio del campanello: “Mamma stava male da mesi”. Invece, “dinanzi al portone c’erano i carabinieri di Reggio a notificarmi un mandato di cattura agli arresti domiciliari nell’ambito di un’operazione contro le cosche di ‘ndrangheta del Vibonese. Roba da lasciare frastornato chiunque, tanto più chi, come me, aveva sempre dedicato la vita al lavoro, alla famiglia e agli amici”. Il docente ha poi aggiunto: "Ho iniziato a pensare quando, dove e perché avrei sbagliato mentre le forze dell’ordine, con grande garbo, perquisivano la mia abitazione. Istanti interminabili in cui guardai negli occhi mia moglie, la mia Luana che non mi ha mollato un istante”. In tutto questo, “senza mai perdere la fiducia in me stesso e nella giustizia”. E infatti, “già una settimana dopo, dinanzi al gip distrettuale - ha rammentato – decisi di parlare nella consapevolezza che avrei chiarito subito un incredibile equivoco”. E invece, la seconda mazzata. “Niente revoca dei domiciliari. Capii allora che la battaglia per avere giustizia sarebbe stata più lunga. E decisi di andare avanti con pazienza. Con fiducia nella magistratura, della cui serietà e buonafede non ho mai dubitato, nonostante momenti di tremendo sconforto”.
Uno su tutti, “quando, riottenuta la libertà, con tanto di esilio a Polia, in pieno lockdown, sono stato sospeso dalla scuola che portava il mio stesso cognome dall’Ufficio competente perché ne sarebbe andato del buon nome dell’istituzione”. Difficilissimo qualche settimana prima, pure, “il distacco dalla mia mamma, senza che io potessi ottenere il permesso di andare ad assisterla”. Brutti ricordi, insomma, almeno “finché la Cassazione ed il Tribunale del Lavoro non avrebbero annullato ogni provvedimento senza rinvio”. E tra le prime cose, “ho portato i miei alunni ad assistere alla presentazione del libro scritto da Annamaria Frustaci, magistrato brillante della Dda che aveva seguito le indagini anche sul mio conto. Un bellissimo libro che merita di essere letto”. Certo, “al processo pensavo sempre, pur convinto che sarebbe finita bene. Tanto che il giorno della sentenza di assoluzione, sono rimasto in classe con i miei allievi. Ho preferito loro, all’aula di tribunale”, in attesa di quello “squillo” che mi avrebbe liberato da un incubo”. A proposito, “grazie di cuore ai miei legali –chiosa De Filippis -. A Diego Brancia, giunto a casa mia alle due di quella maledetta notte a darmi manforte, a Stefano Luciano e a Francesco Mobilio. Ho riposto grande fiducia in loro come pure nella giustizia e nello stato. E grazie a tutte forze dell'ordine, sensibilissime e garbate, in ogni fase del difficile percorso”.
