Un’impresa criminale moderna, capace di superare i confini regionali e di ignorare persino le ferree regole della ’ndrangheta confederata. L’operazione “Jerokarni”, coordinata dalla DDA di Catanzaro, ha fatto luce sul potere del gruppo Idà e del "sottogruppo" di Rombiolo, trasformati in veri e propri grossisti dello stupefacente in grado di rifornire piazze d'élite a Bologna, Roma e in tutta la Calabria.

Dalle carte dell'inchiesta emerge una strategia di vendita quasi aziendale. Gli uomini di fiducia della consorteria non si limitavano a spacciare al dettaglio, ma avevano il compito di distribuire dei "campioni omaggio". Come per un profumo o un prodotto di lusso, la droga veniva fatta girare tra i potenziali acquirenti affinché ne testassero la purezza. "Assaggi" che hanno viaggiato verso la Sicilia e, soprattutto, verso Cosenza, sfidando i fragili equilibri della mala locale.

Proprio la città dei Bruzi rappresenta un capitolo centrale dell'indagine. A Cosenza vige il cosiddetto "Sistema", un accordo tra i clan confederati che proibisce il "sottobanco", ovvero l'acquisto di droga da fornitori esterni. Eppure, i vibonesi erano riusciti a infiltrarsi. Nelle intercettazioni, tuttavia, traspare la tensione per una piazza ritenuta pericolosa: "Questo circuito di Cosenza centro non mi piace", confessa un indagato, timoroso delle ritorsioni dei gruppi locali, pur ammettendo di conoscere i vertici criminali della zona.

Il volume d'affari era imponente. "Roba buona, ti carico ogni giorno", assicurava uno degli indagati a Damiano Mamone, incaricato di piazzare la merce su scala nazionale. Le intercettazioni rivelano un catalogo variegato: si parla di varietà come la "Gorilla", la "Cristal" o quella con lo stemma "Amnesia". Erba di altissima qualità che, secondo i trafficanti, i concorrenti "se la sognano".

Nonostante l'ottimismo sui profitti, i rischi del trasporto restavano il principale grattacapo. Molti preferivano trafficare hashish rispetto all'erba, poiché più facile da occultare nei viaggi verso il Nord, dove i pagamenti erano più sicuri e immediati.

La spavalderia del clan si è scontrata con i controlli serrati delle forze dell'ordine. L'aprile del 2022 segna uno spartiacque: gli indagati commentano con preoccupazione l'arresto di un cliente e, soprattutto, il fermo di un corriere – indicato nelle conversazioni come "Enzo" – intercettato proprio mentre stava trasportando i "campioni" di erba destinati al mercato cosentino. Un incidente di percorso che ha dato agli inquirenti la conferma definitiva: la rete dei fornitori vibonesi era ormai diventata una minaccia globale per la sicurezza pubblica.