Un territorio soggetto alla criminalità organizzata, su cui la magistratura conta di agire in maniera decisa, considerata la pericolosità delle cosche che vi operano. I clan si suddividono Lamezia in tre parti. Ad operarvi sono:

- la cosca Iannazzo è operativa sulla zona di Lamezia Terme-Sambiase e Sant’Eufemia, ivi compresa la frazione di San ?Pietro Lametino, denominata Ex SIR, territorio ove risultano ubicate talune delle più importanti aziende lametine;

- la cosca Giampà è presente a Nicastro, soprattutto nei territori urbani limitrofi a via del Progresso;

- la cosca Torcasio-Cerra–Gualtieri è in attività nell’area del centro storico di Nicastro ed in località Capizzaglie.

Anche gli assetti criminali del Catanzarese “risentono – scrivono - da un lato dell’osmosi continua tra le cosche catanzaresi e le più potenti famiglie reggine, dall’altro delle pressioni che la cosca Grande Aracri di Cutro, sovraordinata ai gruppi locali Gaglianesi e degli Zingari, continua ad esercitare sulla città capoluogo”.

Oltre i confini nazionali. In generale, comunque, ciò che emerge nella relazione semestrale è che la criminalità organizzata calabrese cerca di consolidare la sua presenza all’estero e mira ad espandersi sui mercati e nuovi settori economici. Una ‘ndrangheta globalizzata che “potrebbe rivolgersi, in futuro, verso altri settori illeciti sino ad ora non esplorati”. “In questa prospettiva, - si legge - il deep web e i canali di comunicazione non convenzionali meritano una riflessione a se stante perché, oltre che per la pianificazione e realizzazione di traffici illeciti transnazionali, potrebbero rappresentare lo strumento relazionale chiave tra le ‘ndrine che insistono sul territorio nazionale e le propaggini internazionali delle cosche e delle altre organizzazioni mafiose, assieme alle quali avviare nuovi business criminali”.

Gli investimenti. “A ciò – sottolineano - si aggiunga il disallineamento con l’Europa, anche sul piano normativo, dei mercati finanziari e delle economie dei Paesi africani, di quelli dell’ex Unione sovietica, dell’Asia e del continente australiano, che rappresenta un forte fattore di rischio in termini di individuazione delle transazioni finanziarie sospette. Sul piano interno, la criminalità calabrese potrebbe ulteriormente condizionare settori strategici per il Paese, quali le politiche di rilancio industriale, la gestione dei finanziamenti pubblici, specie quelli destinati al Mezzogiorno, gli accordi di programma per gli investimenti sui poli commerciali e la filiera agroalimentare. Appaiono, ancora, particolarmente esposti alle interferenze delle cosche i piani di lottizzazione per le realizzazioni edilizie e turistico-alberghiere, le opere di riqualificazione dei centri urbani e quelle di rilancio delle zone industriali dismesse, la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti e gli investimenti nelle fonti energetiche alternative. ?Il settore sanitario, pubblico e privato, in questo ricomprendendo anche le farmacie, potrebbe essere oggetto, nel medio periodo, delle mire imprenditoriali delle cosche”.

Calabria asfittica. “Il “mercato interno” calabrese appare in qualche modo “asfissiato” – si legge - e comunque ancorato a logiche e ritualità mafiose che se da un lato tarpano la Calabria nei processi di sviluppo imprenditoriale ed industriale, dall’altro consentono alle cosche di mantenere una forte identità, vero volano verso l’esterno”.? Nella relazione semestrale sostengono che sia questo “l’assioma che fornisce la chiave interpretativa delle manifestazioni contro culturali mafiose fuori Regione, dove la necessità di ampliare l’orizzonte degli investimenti - avvalendosi spesso di sofisticati meccanismi finanziari - si sposa con un’organizzazione arcaica, strutturata in ‘ndrine, cosche e locali, repliche esatte di quelle calabresi. La vera forza dell’organizzazione si può cogliere, quindi, non tanto sull’unitarietà - che pure esiste e che sembra coniugarsi ad una spiccata autonomia dei gruppi di ‘ndrangheta disseminati su tutto il territorio nazionale e all’estero rispetto alla casa madre - quanto sul “patrimonio identitario”, ovvero su quella che in altri termini può essere definita una “grammatica ‘ndranghetista” che appartiene a tutti gli affiliati. Ci si trova, così, di fronte ad un’organizzazione criminale che se da un lato opera alla stregua di una holding, indiscutibilmente riconosciuta tra i principali player internazionali del narcotraffico, dall’altro cementa ancora i patti di ‘ndrangheta attraverso pratiche medioevali, come i matrimoni forzati delle cc.dd. “spose bambine”: è l’ennesimo caso - scoperto nell’ambito dell’operazione “Acero Connection”, conclusa nel mese di settembre dalla Procura di Reggio Calabria - di una ragazzina tredicenne costretta da genitori ‘ndranghetisti a fidanzarsi con il rampollo di un clan della locride, nonostante fosse interessata ad un giovane della sua età”.