L’Irpef in Italia si conferma una sorta di “lotteria fiscale” in cui il luogo di residenza può incidere in modo decisivo sull’importo delle tasse pagate. A sottolinearlo è la Uil, che attraverso uno studio del proprio Servizio Stato sociale, politiche fiscali e previdenziali evidenzia forti disuguaglianze tra città anche a parità di reddito.

Il dato più rilevante riguarda proprio Vibo Valentia, che si colloca al primo posto tra i capoluoghi di provincia per livello di addizionali Irpef comunali e regionali. Un contribuente con reddito annuo di 20mila euro arriva a versare complessivamente 686 euro, la cifra più alta registrata a livello nazionale tra le città analizzate.

Un primato che colloca il capoluogo calabrese davanti a realtà come Salerno, Avellino e Napoli, e ben oltre metropoli come Roma. Una differenza che, secondo la Uil, evidenzia un sistema fiscale profondamente disomogeneo, in cui il carico tributario varia sensibilmente da territorio a territorio.

Lo studio mostra come, a parità di reddito, il peso delle addizionali possa oscillare in maniera significativa: da poche centinaia di euro fino a oltre il doppio tra una città e l’altra. Un divario che diventa ancora più evidente salendo nella fascia di reddito da 40mila euro, dove le differenze tra territori si amplificano ulteriormente.

Alla base di questa disparità, secondo l’analisi sindacale, ci sarebbero soprattutto le difficoltà finanziarie degli enti locali e delle Regioni, spesso costrette ad applicare aliquote più elevate per far fronte a bilanci in sofferenza o a piani di rientro della spesa sanitaria.

Il risultato è un sistema che finisce per gravare maggiormente proprio sulle aree economicamente più fragili, dove la pressione fiscale risulta più alta nonostante una qualità dei servizi spesso inferiore rispetto ad altri territori del Paese.

Accanto a Vibo Valentia, nella fascia più alta della classifica si collocano anche altre città del Centro-Sud come Salerno, Napoli e Avellino, mentre realtà del Nord come Milano e alcune province autonome registrano livelli sensibilmente più contenuti, fino ad arrivare a casi di esenzione dall’addizionale comunale.

Per la Uil, il quadro complessivo conferma un sistema di tassazione locale tutt’altro che uniforme, in cui la residenza diventa un fattore determinante nel peso fiscale sopportato dai cittadini. Un meccanismo che continua ad alimentare divari territoriali e disuguaglianze già radicate nel Paese.