Arrivano in Corte d’Assise d’Appello di Bologna i due delitti di ‘ndrangheta avvenuti nel 1992 in cui vennero uccisi Nicola Vasapollo e Giuseppe Ruggiero, tornati in secondo grado su sentenza della Cassazione emessa nel dicembre di tre anni fa e che ha annullato una sfilza di condanne all’ergastolo.

La Corte ha rinviato all’udienza del 5 febbraio proprio per affrontare, nel contraddittorio fra le parti, le decisioni da prendere su quanto rimarrà in piedi del vecchio procedimento d’appello e quanto di nuovo dovrà essere sviscerato in udienza. Da capire, per esempio, chi sarà risentito, a partire dai quattro pentiti (Antonio Valerio, Angelo Salvatore Cortese, Giuseppe Liperoti e Salvatore Muto) per non parlare delle eventuali deposizioni degli imputati ancora sotto processo o già giudicati definitivamente come Nicolino Sarcone (condannato a trent’anni di carcere con rito abbreviato).

Quattro gli imputati tornati in Appello. Presente in aula solo Antonio Lerose, mentre sono videocollegati dal carcere Nicolino Grande Aracri e Angelo Greco. Assente Antonio Ciampà, rappresentato dal suo legale Luigi Colacino. Grande Aracri è già stato condannato in via definitiva all’ergastolo come mandante dell’omicidio di Ruggero, mentre ora si difende dall’accusa di essere coinvolto anche nell’altro assassinio. Ciampà è accusato di essere il mandante di entrambi i delitti, mentre Greco e Lerose sono imputati per l’omicidio di Ruggiero. Un fronte giudiziario che vedrà contrapposti l’accusa – sostenuta dalla pm antimafia Beatrice Ronchi e dalla sostituta di pg Silvia Marzocchi – e i sei avvocati che costituiscono il pool difensivo.