Morte Domenico: “Provammo a scongelare il cuore con acqua fredda, tiepida e calda”
Verbali degli infermieri e analisi dei telefoni cellulari al centro dell’inchiesta su perfusione, catena del freddo e comunicazioni tra equipe internazionali
“Provammo a scongelare il cuore con acqua fredda, poi tiepida, infine calda”. È la drammatica testimonianza contenuta in un verbale rilasciato ai magistrati da tre infermieri presenti in sala operatoria al Monaldi, durante l’intervento che avrebbe dovuto salvare Domenico, un bambino in attesa di trapianto. Come riportato da la Repubblica, l’organo proveniente da Bolzano era arrivato trasformato in un blocco di ghiaccio.
Di fronte a quella scena surreale, il cardiochirurgo Guido Oppido decise di procedere comunque con l’innesto. Una scelta estrema, dettata dall’assenza di alternative, ma che purtroppo non salvò il piccolo: il bambino morì due mesi dopo, tra gravi sofferenze.
L’inchiesta si concentra sulle fasi dell’espianto a Bolzano. Secondo fonti ANSA, il prelievo fu caratterizzato da tensioni e da difficoltà comunicative tra le equipe italiana e di Innsbruck, che parlavano in inglese, generando malintesi critici in una fase dove ogni secondo conta.
Gli investigatori stanno valutando due nodi tecnici fondamentali: la perfusione, con un drenaggio insufficiente, e la catena del freddo, sospettata di essere stata compromessa dall’aggiunta impropria di ghiaccio. Telefoni cellulari sequestrati e protocolli internazionali di conservazione degli organi sono ora al centro delle verifiche della magistratura, che mantiene il massimo riserbo su una vicenda che ha scosso profondamente l’opinione pubblica.
