Mentre il ciclone Erminio continua a sferzare il Centro-Sud Italia con piogge torrenziali e forti perturbazioni, la Calabria si riscopre nuda di fronte alla violenza della crisi climatica. I nuovi dati diffusi dall'Osservatorio CittàClima di Legambiente tracciano un quadro inquietante: dal 2011 a fine marzo 2026, la regione ha registrato ben 126 eventi meteo estremi, posizionandosi al terzo posto tra le aree più colpite del meridione, subito dopo Sicilia e Puglia.

Allagamenti, mareggiate, esondazioni e danni da vento non sono più eccezioni, ma una costante che mette a nudo la fragilità di un territorio sempre più vulnerabile.

Secondo le elaborazioni di Legambiente sui dati della piattaforma IdroGEO di Ispra, la situazione nel Centro-Sud è esplosiva. La popolazione che vive in aree mappate ad elevato rischio idrogeologico (frane e alluvioni) ammonta a oltre 1,1 milioni di persone. In queste zone si contano più di 420mila edifici, 88mila imprese e oltre 8.500 beni culturali potenzialmente esposti alla furia degli elementi. «Ancora una volta l'Italia si dimostra impreparata a fronteggiare gli effetti della crisi climatica — denuncia Legambiente — Quanto sta accadendo dimostra una fragilità territoriale e una crisi infrastrutturale preoccupante del Paese».

Il presidente nazionale dell'associazione, Stefano Ciafani, non usa giri di parole nel commentare i crolli infrastrutturali avvenuti in queste ore, come quello del ponte sul Trigno, e i cedimenti stradali che stanno isolando interi comuni. «Il nostro Paese non può continuare a rincorrere le emergenze — dichiara Ciafani — Chiediamo al Governo Meloni di lavorare per definire una strategia nazionale per la prevenzione con politiche di mitigazione efficaci. Il PNACC (Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici) continua a restare un piano solo sulla carta, privo dello stanziamento di risorse necessario».

La proposta di Legambiente è netta e destinata a far discutere: per mettere in sicurezza le infrastrutture calabresi e del resto del Sud, l'associazione chiede una ricognizione immediata dello stato dei ponti e delle strade, suggerendo di recuperare i fondi necessari proprio da quelli attualmente stanziati per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina.

Secondo gli ambientalisti, la priorità assoluta deve essere la protezione dei cittadini e la tenuta del sistema viario esistente, ormai logorato da anni di incuria e messo a dura prova da fenomeni atmosferici che, con il passare del tempo, diventano sempre più intensi e distruttivi. La Calabria, con i suoi 126 eventi estremi censiti, resta in prima linea in una battaglia contro il clima che non permette più rinvii.