Presentato anche a San Lorenzo il testo scritto a quattro mani che ripercorre gli anni dei sequestri di persona e l'evoluzione della consorteria mafiosa calabrese

di MICHELE GARRI'

libro sframeli"A 'NDRANGHETA. Evoluzione e forme di contrasto". E' questo il titolo del libro di Cosimo Sframeli (luogotenente, comandante della Stazione dei carabinieri di Vibo Valentia, in precedenza comandante della Stazione di Reggio Calabria principale, che ha retto vari comandi e stazioni della fascia ionica reggina tra cui Bovalino, San Lorenzo e Bova Marina) e del maresciallo Francesca Parisi (che dal 2002 ha prestato servizio alla Stazione di Roma Parioli, di Cottanella e per vari anni alla Stazione di Reggio Calabria principale e dal 2012 è impegnata in attività di ricerca nel Museo storico dell'Arma dei carabinieri di Roma). Con Cosimo Sframeli, Francesca Parisi è autrice anche del libro "Un carabiniere nella lotta alla 'ndrangheta", pubblicato nel 2011. L'ultima opera, scritta a quattro mani, è un'edizione Falzea, ed è stata presentata nella sede dell’associazione culturale “Le muse” di Reggio Calabria. Presente, fra gli altri, l’ex sindaco di San Lorenzo, Saverio Zuccalà, farmacista che negli anni 80 subì due attentati per essersi opposto alla mafia e su cui ha indagato lo stesso Sframeli, all’epoca comandante di quella Stazione.

Il racconto di due graduati. Si tratta di un libro verità. E, come ogni volta che si sceglie di dire ciò che è vero, dentro le sue pagine si possono leggere tante ricostruzioni scomode. A metterle insieme, ad offrire il collante della ricostruzione storica marcata con il timbro del vivere quotidiano sono appunto due graduati dell’Arma, mettendo insieme l’esperienza dell’investigatore dei sequestri di persona, delle guerre di mafia, delle faide, delle estorsioni, del riciclaggio, delle prime grosse partite di cocaina e quella di magistrati che hanno parlato attraverso le sentenze firmate di proprio pugno contro boss e picciotti della mala calabrese. L’analisi che ne viene fuori è disarmante. Un vero e proprio pugno nello stomaco. In tale contesto, la ’ndrangheta pianifica ed uccide due leali servitori dello Stato appartenenti all’Arma dei carabinieri: il brigadiere Carmine Tripodi e il brigadiere Antonino Marino, entrambi comandanti. Dentro “A ‘Ndrangheta” ci sono undici capitoli, tutti da leggere, che accompagnano nei meandri dell’evoluzione sociale, economica e parastatale della criminalità organizzata calabrese che, nel tempo, è stata capace di mutare nella forma senza cambiare la sostanza. C’è un’attenta analisi, curata da Vincenzo Longobardi, del rituale di ‘ndrangheta rinvenuto a San Giorgio Morgeto nel 1963, il c.d. “codice di Taurianova”.

I due autori non sono nuovi a questo tipo di impegno, avendo già, qualche anno addietro, firmato “Un carabiniere nella lotta alla ‘ndrangheta”, che ha ricevuto tanti ed importanti premi, tra cui il Pericle d’oro 2011, riconoscimento “Gino Gullace” al libro dell’anno; il premio letterario nazionale Corrado Alvaro XI edizione, sezione speciale Cda 2012; la medaglia di rappresentanza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Sframeli e Garrì

L'incontro con gli studenti. Apprezzabile, quindi, il consenso tributato dagli studenti che hanno avuto modo di comprendere come la Giustizia sia un bene primario che si coltiva e si apprende proprio sui banchi di scuola. Valore aggiunto e peculiare della nuova fatica letteraria è l’aver squarciato il velo del silenzio su un periodo, quello degli anni '70 e '80, segnato dalla stagione dei sequestri di persona a scopo di estorsione, dal narcotraffico e dal proliferare della ’ndrangheta. Da qui, un bilancio delle attività investigative e giudiziarie che sono state messe in campo per fronteggiare la criminalità organizzata nelle diverse modalità ed evoluzioni, proprio come dice il titolo dell’opera. E’ un vero e proprio viaggio, dove le diverse “stazioni” non sono che tappe prestabilite per ricordare, se ve ne fosse bisogno, quanto diffuso sia il fenomeno ed inquietanti gli scenari. Si ricostruiscono tasselli pesanti di una storia difficile da dimenticare e che nessuno, prima d’oggi, ha pensato di tradurre in pagine di riflessione e di collegamento tra passato e presente. C’è una funzione pedagogica riconosciuta: è una parte importante della storia della Calabria e dei calabresi, da cui trarre utili insegnamenti. Da una parte, la consapevolezza che il contrasto alla criminalità organizzata non può essere affidato solo alle Forze dell’ordine e ai magistrati, ma deve coinvolgere tutti i cittadini. Dall’altra, la convinzione che combattere la ‘ndrangheta equivale a costruire la cultura della solidarietà e della speranza civile.

Le testimonianze. Con eleganza e delicata sensibilità, gli autori, mediante le testimonianze significative di autorità militari, magistrati, politici, sociologi, sequestrati e pentiti, effettuano una “rivisitazione” delle attività investigative e giudiziarie espletate. Un’attenzione speciale viene riservata alle modalità ed alle forme di evoluzione di contrasto alla ‘ndrangheta, anche se, quasi sempre, si è trattato di una lotta portata avanti da iniziative individuali. E’ proprio questo il grande handicap che ha accompagnato e caratterizzato per troppo tempo le strategie di contrasto, e cioè “la solitudine di coloro che, nella veste di servitori dello Stato, magistrati o forze dell’ordine, hanno agito nell’assoluto isolamento, non avendo alle spalle la presenza rassicurante dello stesso Stato che servivano”. Il libro rappresenta organicamente un periodo storico, poco trattato e quindi mai approfondito, attraverso testimonianze dirette di coloro che si sono opposti alla triste ideologia mafiosa, che hanno vissuto la terribile piaga dei sequestri di persona, pagandone spesso le conseguenze ed ottenendo piccole ma significative vittorie. Il merito, dunque, agli autori di aver vinto sul silenzio del tempo, contrassegnando la natura del fenomeno deviante. Un vuoto che è stato colmato. Oscurando, infatti, quel determinato periodo storico, si è finiti con l’oscurare anche gli avvenimenti positivi , come l’attività investigativa - giudiziaria e le reazioni di ogni comunità calabrese. L’iniziativa accende i riflettori su fatti importanti dai quali si possono trarre conseguenze per il presente, nel comprendere quanto si sia trasformata la ‘ndrangheta ed i diversi interessi che ne sono alla base. Problemi e questioni che, a distanza di tempo, purtroppo, non sono scomparsi. Nel libro di Cosimo Sframeli e Francesca Parisi c’è, in ultima analisi, la speranza e l’ostinata convinzione che lo Stato impari dagli errori del passato per debellare la “mala pianta”, così come la chiamava Corrado Alvaro.